Covid, incidenza ancora molto alta, ma cala l’Rt. Astuti: «Ora un po’ di efficienza lombarda»

Tampone, test covid coronavirus al vecchio manicomio di San Martino, via Castelnuovo (Como)

Restano alti i numeri del contagio in provincia di Como, in particolare l’incidenza settimanale ogni 100mila residenti. Ieri era ancora sopra quota 300 (303, con soglia critica da 250) per il 21° posto in Italia in una classifica condotta da Prato con 435, poi Cuneo 413, Brescia la prima delle lombarde con 331 è dodicesima con Mantova, poi Cremona al 17° posto con 307 e, appunto Como.
La provincia lariana è comunque scesa in un giorno da 324 a 303. «Nell’ultima settimana, di tutte le province lombarde solo quattro (Bergamo, Lodi, Milano e Pavia) hanno registrato meno 250 casi ogni 100.000 abitanti. La media regionale è di 268 casi per 100.000 abitanti – commenta Samuele Astuti, consigliere regionale del Pd e ricercatore della Liuc di Castellanza – Dal Vaccine day di fine dicembre a oggi abbiamo sentito troppi annunci e troppi scaricabarile. Speriamo che finalmente cambi anche l’atteggiamento di Fontana, Moratti e Bertolaso, perché i lombardi, a partire dai più fragili fino alle categorie produttive, hanno bisogno di un po’ di sana efficienza lombarda».
Sul fronte di un altro indicatore della pandemia, l’indice Rt la situazione è invece migliore come sottolinea Davide Tosi, docente dell’Università dell’Insubria. «In Italia siamo a Rt a 0,98 già da una settimana» e Como, il 28 marzo, ultimo dato rilevato dal portale di Tosi era 0,95. Un calo che ha una diretta correlazione con le misure restrittive introdotte.
«Dopo aver raccolto circa 400 osservazioni – spiega Tosi – posso affermare che è matematicamente confermato che le zone impattano effettivamente sull’andamento del contagio. Chi dice che le zone non servono a niente, non ha ancora capito niente».
Il monitoraggio della Fondazione Gimbe ha rilevato nella settimana dal 24 al 30 marzo una lieve riduzione di nuovi casi (-5,9%). Tra le poche regioni in crescita non vi è la Lombardia. Non si ferma invece la curva dei decessi e vi è un peggioramento degli indicatori ospedalieri. Sono sopra la soglia di saturazione ancora 10 regioni per l’area medica e 13 per le terapie intensive . L’occupazione supera il 40% in Puglia, Friuli-Venezia Giulia, Umbria, Toscana, Molise, Lazio e il 50% in Piemonte, Provincia Autonoma di Trento, Emilia-Romagna, con valori superiori al 60% in Lombardia e nelle Marche. Anche Gimbe ha rilevato però come la Lombardia stia recuperando negli ultimi giorni su fronte vaccinale.
«La situazione – commenta il dottor Paolo Spada su “Pillole di Ottimismo” – oggettivamente, potrebbe essere assai peggiore. La primavera comincerà presto a farsi sentire, e soprattutto le vaccinazioni ci tireranno fuori da questa brutta storia».

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