Cultura, per Gaddi a Como siamo ancora all’anno zero

Sergio Gaddi

Gestione delle mostre pubbliche a Como, per Sergio Gaddi, assessore alla Cultura negli anni 2004-2012 al Comune di Como, «siamo ancora all’anno zero». L’artefice degli eventi d’arte di Villa Olmo che hanno portato ad ammirare opere di Magritte, Mirò, Rubens e Picasso nella storica dimora neoclassica a lago, ha un giudizio negativo sull’attuale gestione della cosa pubblica per quanto riguarda la cultura.
«Non ci sono alibi. Né dire che è colpa della pandemia, né dire che colpa della burocrazia o degli uffici di Palazzo Cernezzi che frenano. Il problema è di visione politica che manca – dice Gaddi – Tanto è vero che anche prima del Covid-19 si è fatto pressoché nulla. Questa amministrazione ha dimostrato l’inadeguatezza cronica a livello politico nel campo della cultura e trovare scuse è di cattivo gusto. Tanto più quanto si tirano in ballo uffici che dovrebbero essere il braccio operativo della mente politica. Se manca la mente, di conseguenza il resto è fermo. Ai miei tempi gli uffici erano arrivati a livelli di eccellenza, poi si è cercato di raderli al suolo».
«Il problema è la qualità dei programmi – rimarca Gaddi – Inutile girare intorno al problema, non è vero come afferma qualcuno che “uno vale uno”, servono competenze specifiche e alte professionalità. L’ultimo scivolone, l’ultima prova dell’inefficienza è stata la mostra delle monete romane che ancora non vede la luce. Nutro qualche dubbio, ma è un mio parere personale e spero di essere smentito, che attirino folle oceaniche, le monete non sono Monet, ma organizzare una mostra archeologica con un tesoro simile, scoperto a Como, non penso affatto sia una difficoltà insormontabile, tutt’altro».
Altra questione su cui si discute spesso, anche grazie agli exploit dell’era Gaddi, è Villa Olmo, con il prefigurarsi di una fondazione pubblico-privata che dovrebbe gestirla. «Il contenitore ha senso se ha un contenuto, altrimenti rischia di essere un carrozzone per gli amici degli amici – dice Gaddi – Tutto dipende sempre dalle persone e se non c’è un progetto politico e adeguate professionalità è meglio non partire neanche». Tutto ciò premesso, e con le elezioni comunali all’orizzonte, qualche ripensamento in merito all’agone politico che ha visto Gaddi protagonista fino a dieci anni fa? «Grazie a Dio sono fuori da tutto, il servizio civile l’ho già espletato», dichiara.
Anche perché. e qui torna in ballo Monet, Gaddi ha da tempo una fiorente attività nel campo delle mostre nazionali con il gruppo Arthemisia per il quale mette a frutto la sua competenza nel mondo dell’arte e anche il suo passato di attore teatrale. È dalle feste di Natale protagonista come cicerone delle visite guidate online in diretta del circuito “Art.Live!”. Si acquista il biglietto a 5 euro (più i diritti di agenzia), si prenota la visita, ci si connette e non resta che godersi con Gaddi che fa da guida la mostra “Monet e gli Impressionisti”, allestita a Bologna a Palazzo Albergati. A sorpresa, durante le ultime feste sono stati venduti oltre tremila biglietti (tanti collegamenti da Usa, Francia, Canada e Portogallo). Si replica il 24 e il 31 gennaio alle ore 18 con 57 capolavori di Monet e dei più grandi Impressionisti, accompagnati da Sergio Gaddi e dal suo telefonino: «Andiamo sempre in diretta, non è un documentario registrato. E sono io che decido dove puntare l’obiettivo».

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