Cura laser per la fontana

TESORI LARIANI – Il Comune di Como incarica due professionisti esterni di monitorare il monumento vittima di degrado e inquinamento
È uno dei simboli del Razionalismo comasco, anche se la sua realizzazione risale al 1960. Il cantiere guidato dal cementista Adalberto Parravicini che oggi ha 60 anni di attività nel campo del cemento nel proprio curriculum, con attività anche all’estero, in Svizzera e a Dubai, si concluse il 30 agosto.
Il suo stato di salute è però diametralmente opposto al suo significato simbolico e cioè gravemente compromesso dall’azione combinata di minacce come l’inquinamento, le piogge acide

e le vibrazioni provocate dal traffico. Con il risultato di evidenti e ripetuti distacchi di lastre che si sbriciolano al suolo, e fessure più o meno grandi che sembrano preludere a un imminente collasso.
Le cose per fortuna non stanno proprio così, gli esperti assicurano che la struttura non è gravata da pericoli immediati di crollo, ma a parte il colore grigio-smog che le svaluta l’immagine è forse il fatto stesso che ripetuti restauri tra 1977 e 2001 non siano stati sufficienti a preservarla a lanciare l’allarme. L’opera, data proprio la sua posizione strategica, è particolarmente fragile (è costituita da una struttura metallica a traliccio, rivestita in graniglia di cemento bianco con inerte marmo di Musso realizzato parte in opera e parte in officina, e successivamente montato in opera), tanto da poter essere considerata dagli scienziati, per la sua particolare forma, un gigantesco strumento di misura del degrado urbano.
È la fontana di Camerlata, al centro dell’omonima rotatoria in cui confluiscono le principali vie di accesso e uscita della città. Fu disegnata, come «esaltazione di belle forme ottenute con geometrica perfezione», dall’architetto Cesare Cattaneo e dal pittore astrattista lariano Mario Radice, che nel 1936 la pensarono in marmo, per sfidare il tempo, e la realizzarono in un bozzetto in cemento di grandi dimensioni nel Parco Sempione di Milano per la sesta Triennale.
Poi l’opera venne purtroppo distrutta (ne rimangono varie immagini storiche di ripertorio, proiettate specularmente nel laghetto della kermesse d’arte meneghina) durante la guerra da un bombardamento l’anno seguente e rifatta nel 1960, sempre in cemento armato, nella versione che vediamo tuttora e che serve da spartitraffico per chi proviene da Milano, Varese e Cantù e vuole scendere nella convalle.
Il restauro della fontana di Camerlata viene considerato dal Comune di Como (ossia il proprietario di questo simbolico bene culturale) come il fiore all’occhiello di un piano generale di “conservazione programmata” dei tesori del Razionalismo lariano che comprende anche altre due punte di diamante, ossia l’asilo Sant’Elia e il Monumento ai Caduti, di Giuseppe Terragni.
Il progetto finanziato dalla Fondazione Cariplo con 275mila euro (l’importo stanziato dall’amministrazione è di 225mila euro), è partito finalmente in questi giorni dopo numerosi annunci (si era parlato di impalcature e monitoraggi già a settembre 2010). Un primo passo è stato l’incarico per «effettuare un rilievo geometrico-dimensionale del monumento con l’ausilio delle tecnologie strumentali più aggiornate e un incarico di diagnostica e monitoraggio per effettuare il rilievo dell’attuale quadro fessurativo e delle patologie di degrado».
Tradotto vuol dire che, verificata l’assenza di figure specialistiche nello staff tecnico di Palazzo Cernezzi, sono stati incaricati due professionisti esterni, l’architetto Piergiorgio Peverelli, di Bergamo e l’architetto Michela Catalano, di Como, per entrare nella fase operativa. Peverelli (per un compenso di 1.872 euro) ha il compito di effettuare una scansione laser di tutta la fontana, allo scopo di creare un modello digitale dell’opera di Cattaneo e Radice.
Da parte sua Michela Catalano (il suo compenso sarà di 4.950,40 euro) farà una diagnosi delle fessure e delle patologie che affliggono la struttura e il rivestimento con un quadro completo del suo stato attuale di conservazione, comprensivo di piante, prospetti e sezioni.

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
Sopra, il distacco di alcuni elementi del rivestimento

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