Currò: «Casinò, è irrealistico pensare alla riapertura»

Campione, chiude il presidio

Fermi critica i tempi lunghi della giustizia

È trascorso un altro giorno dalla sentenza della Corte d’Appello di Milano che ha dichiarato la nullità del fallimento della casa da gioco, ma nell’enclave italiana in Svizzera poco è cambiato dagli ultimi otto mesi.
Anzi, ieri, è stato pure chiuso – provvisoriamente – il presidio di piazzale Maestri Campionesi, davanti al Municipio. Un segnale dello scoramento che si respira tra gli ex dipendenti del casinò più grande d’Europa, tutti licenziati. Il sindacato parla di una situazione ancora più delicata e fragile, se si vuole, dopo la sentenza dell’11 marzo.

Sentenza che, ricordiamo, ha rilevato un vizio formale nel primo grado di giudizio del fallimento, ma non ha dichiarato la “non fallibilità” della società che gestiva la casa da gioco.

Pensare a ricorrere in modo individuale o collettivo per gli ex dipendenti appare così una corsa a ostacoli, con l’altissimo rischio di perdere tempo e soldi. Prima di tutto si dovrebbe attendere che la sentenza passi in giudicato, con il decorso dei 30 giorni, entro i quali le parti in causa possono proporre ricorso in Cassazione. Inoltre, i licenziamenti dei dipendenti del Casinò, avvenuti a seguito del fallimento, ancorché successivamente revocato, appaiono validi, perché rappresentano atti compiuti legalmente dai curatori e come tali non potrebbero essere impugnabili. Il condizionale in questi casi è d’obbligo anche perché non sembrano esserci precedenti di questa entità (si parla di quasi 500 licenziamenti).

Strada altrettanto impegnativa, dal punto di vista giuridico, e in salita, sarebbe quella per gli ex dipendenti di rivalersi sullo Stato, almeno per i mesi dal licenziamento al pronunciamento dell’ultimo grado di giudizio. La sentenza d’Appello potrebbe infatti aprire alla responsabilità patrimoniale dello Stato per le conseguenze della sentenza di primo grado. Cavilli su cavilli. Con l’unica soluzione certa che invece deve arrivare dal governo, come ha chiesto anche ieri il presidente del Consiglio regionale, Alessandro Fermi.

«Da un certo punto di vista la sentenza d’Appello ha creato ancora maggiore preoccupazione – dice Fermi – Fa male constatare ancora una volta la lentezza della giustizia italiana. Si è dovuto ragionare dal 27 luglio all’11 marzo per constatare un vizio di forma nella procedura di una società fallita».

«Serve subito un intervento deciso da parte del governo, fino a oggi latitante – aggiunge Fermi – ci sono le richieste di un intero paese speciale, non equiparabile ad altri Comuni italiani. È ora che qualcuno intervenga».
Giovanni Currò, parlamentare comasco del Movimento Cinque Stelle, chiede cautela nelle aspettative generate dalla sentenza d’Appello.
«La situazione, dal punto di vista giuridico, anche alla luce degli ultimi aggiornamenti comunicati dai curatori, ovvero la volontà di fare ricorso in Cassazione – commenta Currò – mostra che la situazione di Campione è ancora più complessa».

«Occorre cautela nell’affrontare un problema – aggiunge il parlamentare – Sicuramente siamo di fronte a una estrema urgenza, vista la situazione di crisi economica della comunità. Richieste come: “Riapriamo subito il casinò”, sono attualmente tecnicamente irrealistiche, seppur condivisibili dal punto di vista politico».

Il parlamentare della Lega, Eugenio Zoffili sta seguendo con apprensione la vicenda. Il “caso Campione” è da tempo sul tavolo di un altro comasco, il sottosegretario all’Interno, Nicola Molteni.

«Posso confermare che sono in corso le verifiche sulle procedure innescate dall’esito dell’ultima sentenza della Corte di Appello di Milano», commenta Zoffili.
Ieri su queste colonne, proprio Molteni aveva spiegato che la sentenza milanese non avrebbe avuto effetti sulla nomina del commissario straordinario per la riapertura della casa da gioco, indicato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, in Maurizio Bruschi.

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