Dal 2004 una serie di estati roventi. Mesi di passione per i tifosi lariani

I precedenti in tempi recenti
L’estate 2012, finora torrida sotto il profilo meteorologico, è per l’ennesima volta calda per quanto riguarda le vicende societarie del Calcio Como. Proprio nell’anno in cui, finalmente, tutto sembrava tranquillo. È bene sottolineare che ieri i dirigenti azzurri, al di là dell’amarezza e della rabbia per la questione della fideiussione, hanno tenuto a sottolineare che «la partecipazione al prossimo campionato non è da considerare a rischio».
Ma certo è che, quando è emersa la vicenda
, il ricordo è andato ai fatti del passato, visto che ormai nell’ultimo decennio le estati azzurre, per i sostenitori, sono state vere montagne russe.
Un incubo iniziato nel 2004, quando la squadra, retrocessa dalla B alle C1, rischiò seriamente di sparire. L’evento simbolo fu l’iniziativa del 31 luglio, con una manifestazione dei tifosi allo stadio Sinigaglia.
L’iscrizione degli azzurri era stata ripetutamente rigettata, prima da Lega serie C, poi da Covisoc, Coavisoc e Figc. Poi, con le mitiche arringhe dell’avvocato partenopeo Eduardo Chiacchio, il club fu salvato dalla Camera di Conciliazione e Arbitrato del Coni, anche se poi i problemi non finirono, visto che nel successivo mese di dicembre fu sancito il fallimento del Como.
Provvedimento che fu alla base di una serie di vicissitudini nell’estate del 2005, quando Enrico Preziosi, attraverso una società da lui controllata, ricomprò il club per poi cederlo all’imprenditore di Giussano Paolo Barzaghi (non senza alti e bassi, blocchi e riprese della trattativa, poi andata a buon fine).
Ma gli azzurri non riuscirono a ripartire dalla serie C2 per problemi di affiliazione sollevati dalla Federcalcio e dopo le bocciature di Covisoc, Coni e Tar del Lazio. Alla fine, con tutti i giocatori svincolati d’ufficio e una squadra messa insieme all’ultimo, allenata da Giacomo Gattuso, si ripartì dalla serie D.
Estate del 2006: campionato finito in anticipo dopo le intemperanze dei tifosi azzurri nella gara di Trezzo d’Adda. Paolo Barzaghi e il figlio Giangerolamo mollano tutti, amareggiati, delusi e contestati dai sostenitori azzurri. Arriva Enzo Angiuoni, che riesce a dare continuità al progetto dopo un periodo di stallo.
Poi, dopo un 2007 “tranquillo”, un anno dopo, alla fine del campionato 2008, tengono banco i litigi fra lo stesso Angiuoni e il socio che era arrivato al suo fianco, Antonio Di Bari. In quel caso, più che altro, l’estate fu caratterizzata da polemiche, ma senza particolari problemi per l’iscrizione degli azzurri, nel frattempo promossi in serie C2. Un doppio salto che avrebbe portato in C1 nel 2009.
I problemi estivi tornano del 2010. Antonio Di Bari annuncia all’improvviso di aver venduto la società a Raffaele Ciuccariello. La vicenda si rivela però una farsa, dopo una presentazione in grande stile e lo stesso Ciuccariello che si defila senza più dare notizie. Alla fine Di Bari va avanti, in sordina, con una squadra “low cost”, costruita in qualche modo, che si salva dopo un buon girone di ritorno, opportunamente rinforzata nel mercato di gennaio.
L’ultima vicenda, prima di quella attuale, riguarda ancora una volta la fideiussione, che un anno fa fu presentata in ritardo, dopo che erano state date ampie garanzie, e che fu coperta dall’imprenditore Savino Tesoro. Un ritardo che costò ai lariani un punto di penalizzazione, che poteva costare carissimo, visto che alla fine il Como si è salvato all’ultima giornata in volata.

Massimo Moscardi.

Nella foto:
Tutti allo stadio
Nell’estate del 2004 i sostenitori si ritrovarono allo stadio in quella che fu definita la giornata “dell’orgoglio lariano”, con il Como che rischiava di sparire

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