Dal mercato immobiliare agli impianti italiani, chi è il partner di Milan e Inter per San Siro

Stadio di San Siro

Il gruppo Yard è uno dei principali attori del mercato immobiliare italiano. Controllato dalla De Agostini (che detiene il 40,6% delle quote di proprietà attraverso la quotata DeA Capital), ha fatto segnare nel 2019 numeri imponenti: 24 milioni di euro di ricavi e 9 miliardi di euro di asset immobiliari in gestione, corrispondenti a 1.300 immobili e 10 milioni di metri quadrati.
Una società molto diversa dalla Jll Italia, consociata di una multinazionale americana con sede principale a Chicago alla quale, a metà giugno, il Como ha affidato una «consulenza strategica per il progetto di rigenerazione dello stadio di Como e del suo contesto urbano e per una piena valorizzazione delle sue potenzialità».
La Yard si occupa infatti specificamente anche di stadi. E lo dimostra il fatto che Milan e Inter si siano affidati al gruppo guidato da Massimo Cremona e Alessandro Pasquarelli per realizzare il progetto del nuovo “Meazza”.
A ben vedere, le assonanze con quanto sta avvenendo nel capoluogo lombardo potrebbero essere molte. A partire dall’idea di fondo dell’intera operazione, vale a dire la «rigenerazione urbanistica a connotazione sportiva» di un comparto strategico: San Siro a Milano, l’area a lago a Como. Alla fine di giugno, in un comunicato congiunto delle due squadre milanesi, si parlava di un impianto «fruibile 365 giorni all’anno, dedicato anche agli sport di base, un “hub” culturale e innovativo per le nuove generazioni, all’avanguardia per impatto ambientale, inclusività e sostenibilità». Un centro di «aggregazione sicuro, aperto alle attività sociali e ricreative del quartiere». Esattamente ciò che potrebbe diventare il nuovo “Sinigaglia” qualora si volesse percorrere la strada indicata da Yard.
Difficile, ovviamente, fare ulteriori paragoni. Anche perché il progetto milanese è in una fase molto avanzata, quello comasco – per quanto è dato saperne – molto meno. I particolari resi noti da Milan e Inter fanno comunque capire che riqualificando uno stadio si può cambiare totalmente il volto di un quartiere (quando non di una città). Il “San Siro” del futuro, infatti, ospiterà «un percorso per il jogging, una pista ciclabile, una palestra all’aperto, uno “skateboard park”, una parete da arrampicata, una zip line, il museo dello sport»: tutte attività che saranno gratuite o convenzionate con il Comune di Milano, a favore di cittadini, residenti, associazioni e organizzazioni culturali locali, oltre che delle scuole e delle strutture sanitarie della zona». Attività sportive, ricreative e culturali che «saranno localizzate sia all’aperto sia all’interno di spazi riqualificati». Anche qui, numeri impressionanti: un’area pedonale aperta di circa 220mila metri quadrati, di cui almeno 106mila di aree verdi (il doppio rispetto agli attuali 56mila metri quadrati).
Tra Como e Milano una differenza sostanziale c’è: com’è noto, la Soprintendenza, spiazzando sicuramente molti, ha detto che il “Meazza” si può abbattere. Rendendo in questo modo (forse) tutto più semplice. Il “Sinigaglia” è invece vincolato, ma non per questo intoccabile, come dimostrano i tanti interventi che ne hanno sfigurato il volto in questi ultimi decenni. Anche per questo il Comune e il Calcio Como avrebbero tutto l’interesse a condurre la partita dello stadio con un partner capace e affidabile. Ovvio che prima di tutto bisognerebbe avere le idee chiare su che cosa si vuol fare.

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