Dalle lezioni di Eugenio Bersellini a Dennis Wise: mister Giacomo Gattuso a tutto campo

Giacomo Gattuso

A lui si deve l’entusiasmo ritrovato da una piazza che temeva di vivere l’ennesima stagione di alti e bassi, ai margini delle posizioni che contano in classifica.
L’avvento di Giacomo Gattuso sulla panchina del Como al posto di Marco Banchini ha dato i frutti sperati: quattro vittorie e un pareggio in cinque match e secondo posto in classifica a quattro lunghezze dalla capolista Renate.
Ma soprattutto ora c’è la convinzione che la squadra azzurra possa davvero avere un ruolo autorevole nel girone A di serie C.
Il diretto interessato mantiene un doveroso equilibrio. «Non mi sento di dire che puntiamo decisi alla B – spiega Gattuso – ma allo stesso tempo non posso che ribadire un concetto che ho spesso sottolineato: questa squadra non si deve porre dei limiti. Non nego, però, che l’asticella si sia alzata rispetto agli obiettivi iniziali, quando si parlava genericamente di entrare nei playoff».
Lo stesso Gattuso in questo suo periodo alla guida del club si è soffermato spesso sui valori della società in cui è cresciuto come giocatore. Un discorso che ricorda nel basket la famosa “canturinità” da inculcare ai nuovi arrivati. Lui ha fatto lo stesso con il Como. «Il passato conta – spiega il tecnico – Io ogni giorno cerco di trasmettere quello che mi hanno insegnato i grandi personaggi che ho avuto la fortuna di incontrare. Penso, nel vivaio, a Mino Favini e ai suoi tecnici, ma non solo. Proprio al Como, nella stagione 1990-1991 ho avuto come allenatore il grande Eugenio Bersellini, un mister che pochi anni prima aveva vinto lo scudetto alla guida dell’Inter. Un uomo che ti insegnava il calcio, ma non solo. Era attento anche al contorno, agli atteggiamenti, al comportamento, alla mentalità. Alla fine di ogni seduta si fermava al campo, sempre disponibile a insegnare o a spiegare qualcosa ai più giovani. Un percorso formativo che faceva crescere l’uomo e il calciatore».
«Ovviamente l’aggiornamento non deve mancare – aggiunge Gattuso – e in questi anni da parte mia è stato continuo sotto l’aspetto tecnico e tattico. Ma ci deve essere il giusto mix con i valori che hanno segnato la storia della nostra società».
Questo è stato il punto di partenza del lavoro del nuovo tecnico subito dopo essere subentrato a Banchini. Gattuso ne era il vice e ben conosceva il gruppo. Rispetto al suo predecessore è intervenuto – come è logico – dove riteneva che ci fossero aspetti da migliorare. Una serie di aggiustamenti uniti a una propensione caratteriale “inglese”. Gattuso ama il calcio del Regno Unito e in questa società si trova perfettamente a suo agio, con tre giocatori britannici e un supervisore come Dennis Wise, che da oltremanica segue ogni aspetto: una sorta di “grande fratello” che controlla allenamenti e partite, in contatto costante con il direttore sportivo Carlalberto Ludi.
«Fin da giovane mi piaceva il calcio inglese – spiega Gattuso – per il suo agonismo, l’energia messa in campo dai giocatori, il non arrendersi mai fino al fischio finale, quella voglia di essere sempre al 100%. Elementi che sto ritrovando in questo gruppo, dove tutti si aiutano e con i ragazzi che hanno la sicurezza di quello che fanno. È un Como che difende il risultato quando è in vantaggio e lotta quando le cose non vanno bene e deve ribaltare la situazione. Una squadra che sa leggere la partita e adeguarsi, anche quando sale la pressione degli avversari, e con i calciatori che partono dalla panchina che si sono sempre fatti trovare pronti quando chiamati in causa. Ci si sofferma sempre sulla formazione titolare, dimenticandosi che in fin dei conti quello che vale davvero è il modo in cui si chiude la partita».
Prima si è parlato di Wise. Come vive Gattuso questa situazione con un coordinatore che segue tutto da un altro Paese? «È un grande conoscitore di calcio, un vero intenditore con cui confrontarsi ogni giorno. Lo fa Ludi, visto che Wise non parla italiano e per me vale lo stesso con la lingua inglese. Ma lui è sempre vicino, pronto a darci una mano. Lo ha fatto quando era qui, e ora prosegue da lontano, viste le problematiche legate al Covid, che attualmente influiscono in maniera pesante sugli spostamenti».
Azzurri in pausa fino al 2 gennaio, poi la ripresa degli allenamenti e un mese di gennaio ad alto tasso di adrenalina. Il 10 la sfida di Alessandria con i “grigi” terzi in classifica; poi la gara interna con il Novara (società dove il mister lariano ha lavorato per più di 10 anni) prima del match clou con la capolista Renate al Sinigaglia. «La pausa? Ci voleva, ma allo stesso tempo la temo – rivela l’allenatore del Como – La nostra è stata una stagione particolare, con un lungo stop per il Covid e poi la ripresa con incontri ogni tre giorni. Ne abbiamo pagato in termini di energie, cosa che si è vista nella seconda parte della gara con il Livorno, che abbiamo vinto, pur soffrendo un po’. Quindi uno stop serviva».
«Ma allo stesso tempo – aggiunge – stavamo vivendo un periodo con una buona continuità di risultati e mi è dispiaciuto vederlo interrotto. Di sicuro c’è che la squadra da un punto di vista mentale è carichissima, con i giocatori che non vedono l’ora di poter tornare in campo: è senza dubbio un bel segnale».
E la ripresa sarà probante, con gare di vertice. «Un bel test sicuramente, per un Como che non deve porsi dei limiti. Io dico però di non guardare troppo avanti; bisogna vivere giorno per giorno, ora per ora. Inutile riflettere su dove saremo alla fine della stagione regolare. È meglio concentrarsi su ogni aspetto dell’allenamento, sulle singole partite, pensare a fare bene quando si viene chiamati in causa. Poi tireremo le somme. La serie B non deve essere una ossessione; può essere rilevante anche un piazzamento tra le prime per poi partire in una posizione favorevole nei playoff di fine campionato. Ma non facciamo calcoli… L’importante è dare il meglio in ogni fase».
L’allenatore si concede una riflessione finale. «Parlo da tifoso del Como che ha la fortuna di allenare la sua squadra del cuore: la cosa più importante è che in questo momento alle spalle di tutto ci sia una società solida, fatto non così scontato nel calcio di oggi. Un elemento che ci consente di essere tranquilli sia nel lavoro quotidiano, sia ragionando a più lungo termine su ogni aspetto. In qualunque situazione i dirigenti non si faranno trovare impreparati: è la cosa che più conta».

Mister Giacomo Gattuso

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