«Dalle mafie non si esce se non collaborando o morendo»

Le parole di Ilda Boccassini nella conferenza stampa di ieri mattina a Milano
«Dalla ’ndrangheta hai solo due modi per allontanarti, o collaborando con la giustizia o con la morte». A parlare è Ilda Boccassini, nella conferenza stampa che ieri mattina al palazzo di giustizia di Milano ha fatto luce sull’operazione “Insubria” che ha sgominato due ennesime locali attive nella nostra provincia, quella di Fino Mornasco e quella di Cermenate.
«La ’ndrangheta non cambia – ha proseguito la Boccassini – È sempre la stessa. Tra questi nomi ritroviamo molti personaggi che già erano finiti nelle carte delle precedenti indagini contro la malavita organizzata di stampo calabrese. Dalla “notte dei fiori di San Vito in avanti”. Qualcuno si vantava anche di essere sfuggito alle catture di “Infinito”, ma evidentemente si sbagliavano, non erano sfuggiti alla nostra attenzione».
Poi la genesi delle indagini: «Dal 2008 ad oggi ci sono stati almeno 500 episodi estorsivi verificati con un attento controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine. Gli ultimi tre anni di indagini, con la collaborazione di più forze di polizia anche svizzere, sono però serviti a chiudere il cerchio di questa nuova ordinanza: già anticipo che chiederemo il rito Immediato».
Ma perché, soprattutto negli ultimi mesi, le attività della Dda si sono concentrate proprio sul Comasco? «Non c’è una strategia – ha concluso la Boccassini – Ci si muove in base alle notizie di reato che arrivano. Queste due ultime ordinanze, “Quadrifoglio” e Insubria”, nascono appunto dal monitoraggio del territorio da parte dei carabinieri di Lecco e di Como (ieri rappresentati dal colonnello Roberto Jervolino e dal capitano Claudio Arneodo, ndr). Anche in questo caso è stata evidente la poca collaborazione delle vittime delle estorsioni. Ne abbiamo documentate alcune in modo diretto e nella maggior parte dei casi queste minacce non hanno trovato sfogo in altrettante denunce alle forze dell’ordine».

M.Pv.

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