Dante Alighieri “comasco” con il filologo Pirovano

Particolare dal dipinto di Domenico Di Michelino "Dante che mostra la Divina Commedia" in Santa Maria del Fiore a Firenze, che risale al 1465

Dante protagonista anche grazie a uno studioso comasco. Fino al 4 novembre, nella Sala della Lupa a Palazzo Montecitorio, è andata in scena la mostra La fortuna di Dante – Manoscritti, libri, opere d’arte a cura di Donato Pirovano, docente comasco all’Università di Torino, e Francesco Buranelli con tesori librari che in sette secoli di storia hanno contribuito a mantenere viva la fortuna di Dante, e a comprendere il ruolo fondamentale svolto dalle biblioteche per la tutela di questo straordinario patrimonio librario.
Donato Pirovano, professore di Filologia e critica dantesca nell’Università di Torino, è uno dei massimi esperti dell’opera dell’Alighieri, e mercoledì 7 novembre presenterà la nuova edizione della Divina Commedia, nella pregiata edizione dei “Diamanti” dell’editrice Salerno di Roma a cura di Enrico Malato (presente all’incontro) alle 17.30 nella Sala Conferenze di Palazzo Falck in piazza Garibaldi 4 a Lecco. Il giorno seguente, presentazione alla stessa ora all’Ambrosiana di Milano, sempre con Pirovano, Malato e con Quirino Principe e Armando Torno.

La nuova edizione della Commedia è accompagnata da un secondo tomo, Dizionario della Divina Commedia, prezioso strumento di consultazione e ulteriore approfondimento: una piccola “enciclopedia dantesca” che fornisce notizie sui personaggi, i luoghi, i riferimenti mitologici, storici, astronomici, il lessico filosofico e tecnico. Un prezioso «vademecum» per gli appassionati di Dante, in vista del Settecentenario della morte del Poeta (1321/2021).

«La storia dell’esegesi dantesca – dice Pirovano – ha alcuni capisaldi imprescindibili. Il primo grande editore della Commedia è Boccaccio, che fa un lavoro editoriale di notevole intelligenza, tra l’altro disponendola graficamente su una sola colonna. Poi venne il Bembo, il cui editing per un nome fondamentale come l’editore Manuzio, con formato che oggi definiremmo tascabile, cioè in ottavo, ha fatto testo dal Cinquecento in poi».

Sembrano sottigliezze da filologi, ma le edizioni dantesche e la loro storia sono fondamentali: di Dante non c’è nemmeno un rigo autografo. Dobbiamo quindi basarci sui manoscritti copiati da altri: «Sono 850 quelli che contengono frammenti più o meno ampi di Commedia, di cui 600 con almeno una cantica», dice Donato Pirovano.
«Dopo Bembo, si salta all’Ottocento, con la monumentale edizione del tedesco Karl Witte che ha collazionato ben 400 manoscritti diversi per il terzo canto dell’Inferno. Un’impresa titanica. E da menzionare sono anche le edizioni Vandelli del 1921 e quella Petrocchi del 1965, ambedue realizzate in occasione di centenari danteschi. L’edizione Malato uscita ora si inserisce in questa sorta di catena aurea: prende l’edizione Petrocchi del 1965 e la emenda in migliaia di punti. Sarà la comunità scientifica a determinare la bontà di questo nuovo traguardo editoriale. Dato per assodato che una edizione critica, cioè il più possibile fedele alla volontà dell’autore, per il caso della Commedia è praticamente impossibile».

 

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.