De Carli racconta il Covid in un libro, la dedica è a don Roberto

Don Roberto Malgesini

Una dedica sentita e importante, a don Roberto Malgesini, il sacerdote ucciso a Como lo scorso settembre, una prefazione nobile, dell’arcivescovo di Milano Mario Delpini. Con questi presupposti esce in libreria il terzo libro del giornalista e scrittore Vittore De Carli, C’è una veste bianca anche per noi (130 pagine, 10 euro) edito dalla Libreria Editrice Vaticana – Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede.
«Non è un libro da leggere, da studiare», o per imparare a «fare» qualcosa. Questo «è un libro per conversare». Per avviare un dialogo, per creare e coltivare un’amicizia, per seminare domande e risposte, per cercare insieme «una sapienza più alta, un pensiero più umile, una preghiera più sincera» scrive l’arcivescovo Delpini nella prefazione al volume. De Carli parla del Covid, dopo aver affrontato nel suo primo libro l’esperienza personale con una grave malattia e nel secondo la sofferenza di tanti sacerdoti che nonostante difficoltà fisiche e personali proseguono nella loro missione.
Il testo raccoglie le testimonianze di sedici persone che hanno contratto il coronavirus. Qualcuno ha potuto raccontare la sua malattia direttamente all’autore, per altri il Covid è stato fatale e sono stati così parenti e amici a ricordarne la vita e l’impegno sociale. Padri e madri di famiglia, professionisti e operai, medici e infermieri, laici, ma anche preti e, fra loro, pure il vescovo di Cremona, testimoni della pandemia. Il filo conduttore che lega le loro storie è un legame più o meno diretto con l’Unitalsi, associazione cattolica dedicata al servizio degli ammalati ed al loro trasporto in pellegrinaggio presso santuari italiani e internazionali, che da tanti anni vede De Carli tra gli instancabili volontari e da tempo presidente della sezione Lombarda.
«La veste candida – spiega l’autore – è segno del martirio. Inteso nel suo significato autentico di testimonianza. Perché questo sono i sedici protagonisti del libro: testimoni. Non parlano di sé e per se stessi, ma agli altri e per gli altri. Con le loro storie di malattia, sofferenza, solitudine, solidarietà, che per alcuni sono culminate nella guarigione, per altri nell’agonia e nella morte».
Cita più volte i Promessi Sposi, De Carli, e l’impagabile descrizione della peste. Due delle storie raccontate nel libro passano anche da Como e dal suo lago. La dedica, come anticipato è per don Roberto, martire degli ultimi, che ha sempre aiutato. «Lui, la sua veste bianca, l’ha indossata ogni giorno senza che nessuno se ne avvedesse – conclude De Carli – Davvero c’è una veste bianca anche per noi».

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.