De Giovanni: il libro apre la mente, non può scomparire

Maurizio de Giovanni

Ritorno a Como, anche se virtuale, per lo scrittore Maurizio De Giovanni, atteso domani pomeriggio sulla pagina Facebook della libreria Ubik di Como per dialogare sul suo nuovo romanzo Una lettera per Sara (Rizzoli) in vetta alle classifiche. In luglio è atteso il libro scritto a sei mani con Cristina Cassar Scalia e Giancarlo De Cataldo Tre passi nel delitto, nella collana “Stile libero big” di Einaudi.
Parliamo di ritorno perché lo scrittore partenopeo tanto amato dal pubblico, che con i suoi romanzi fa sognare i lettori, conducendoli per mano attraverso storie parallele, misteri, omicidi e casi da risolvere, ha inaugurato l’anno scorso la stagione del Teatro Sociale di Como poi interrotta dalla pandemia: a lui il teatro aveva commissionato una performance e l’autore aveva scelto espressamente per Como pagine tratte dalle fortunate saghe narrative de “I Bastardi di Pizzofalcone” e del “Commissario Ricciardi” in cui è protagonista la Luna, tema della stagione 2019-2020.
«Amo moltissimo Como – aveva confessato al nostro giornale De Giovanni – Posso dire che ho un rapporto molto affettuoso con la vostra città, le sono molto affezionato. Adoro la delicatezza e la serenità che infonde il paesaggio lacustre, e che vedo riflessa nell’indole dei comaschi che ho incontrato. È una città, Como, a misura d’uomo».
«La mia è una scrittura forte – aveva proseguito – molto coinvolgente dal punto di vista emotivo. E per uno scrittore, che lavora in solitudine, l’incontro con i lettori è un momento di gioia e di festa. Ho la fortuna di avere molto affetto attorno a me e attorno ai miei personaggi, affetto che mi ha consentito di creare attorno a loro delle serie, per scavarli dentro, approfondire i caratteri in cui sono immersi e i contesti in cui vivono. Ma mai fermarsi. Lo scrittore deve sperimentare, non c’e divertimento senza sfide, se non tenti nuove vie».
Ora come detto il ritorno, dopo la fase calda della pandemia, anche se in forma digitale. «Ho una affettuosissima vicinanza ai miei lettori comaschi e in generale lombardi – dice – La prima cosa che farò appena possibile sarà un giro di presentazioni “fisiche” proprio da voi, come cittadino italiano ho vissuto malissimo i numeri terribili della pandemia in Lombardia e mi chiedo quale ne sia l’origine e mi auguro che in tutte le sedi civili e istituzionali oltre che sanitarie si possa chiarire quello che è effettivamente successo. Se avrò voglia di scrivere qualcosa sul virus sarà senz’altro sulla tragedia umana di chi si è trovato a dover decidere del destino di questo o quel malato nella fase più acuta dell’epidemia. Decidere tra chi salvare e chi no è terribile, è un dramma che va raccontato».
Accenniamo al romanzo che presenterà domani. Una lettera per Sara è il terzo capitolo della saga che vede protagonista Sara Morozzi ambientate nell’Italia degli anni Settanta e Ottanta. Sara è una ex agente dei servizi segreti.
«È un personaggio rivolto al passato – dice De Giovanni – Crediamo che sia immutabile invece cambia a seconda delle situazioni e dei punti di vista, dei particolari che scopriamo. Sara nei servizi era specialista nell’interpretazione del linguaggio non verbale, ed è questa sua dote che permette di aprire una finestra sul passato».
Si dice che gli italiani abbiano scarsa memoria. «L’Italia – dice lo scrittore – è un Paese giovane con una memoria poco condivisa e molto diversificata territorialmente. Per molte località il ricordo della Prima guerra mondiale o della Resistenza è vivido, perché hanno lasciato il segno. Altrove accade meno. E questo fa il gioco dei negazionisti, che alterano il passato. Questa memoria poco condivisa vale soprattutto per il periodo in cui sono ambientati i romanzi di Sara».
La narrativa può aiutarci a riaprire gli occhi sul passato? «Ha una funzione di innesco, è un detonatore di considerazioni che possono stimolare la memoria. Gli scrittori che si fanno capire senza pretese di alta letteratura cercano di raccontare storie, e la gente quando apre un libro vuole soprattutto emozionarsi. Per questo credo che il libro come meccanismo che apre le porte dell’immaginazione non potrà mai tramontare, è difficile farne a meno e non è a rischio di estinzione. Certo – conclude – avrà dei problemi in un mondo così caotico come questo ma la lettura ha un valore non replicabile».

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