De Sfroos: “Questo mondo non finirà con uno starnuto”

Davide Van De Sfroos

In un momento in cui molti artisti si mobilitano via Internet per invitare alla riflessione e alla calma Davide Van De Sfroos, il cantautore lariano al lavoro sul nuovo album, affida a Facebook le sue riflessioni a tutto campo, a volte a ritmo di rap, di ballata per voce sola. “Tossisco nella piega del gomito, sto a distanza, non ti stringo, non ti parlo, non ti bacio, non ti saluto…e alla fine, il Germe sono io… ogni volta che non ti vedo, che non ti sorrido, che non ti aiuto” scrive il cantautore. “Accendo una candela, spengo un cellulare, accendo un piccolo fuoco, spengo un televisore – aggiunge – Il Serpente Boia dell’informazione isterica, abrasiva, magnetica, statica, ipertrofica e catastrofica…. piano piano perde forza e non mi stringe più tra le sue spire. Tolgo una mascherina e infilo una maschera da Mamuthone, da Bell, da Brütt, da Zorro, Arlecchino….. l’Amuchina me la spalmo nel cervello, me la spruzzo sopra il cuore, è lì che devo disinfettare”. Ma in mondo in cui “si capisce perfino che 40 kg di pasta in un carrello non sono un baluardo così valido, perché in attesa di un vaccino, non ti proteggerai coi carboidrati – dice De Sfroos – forse ci si rende conto che la malattia non tifa per una squadra di calcio e non vota un partito politico, che non guarda le targhe per prendere la mira, che non separerà un popolo eletto da un popolo infetto, ma ci farà capire nel 2020 come tendiamo a reagire, chi siamo realmente, come siamo e come non vorremmo più essere. I batteri cercano un alloggio e noi tutti siamo per loro dei Grand Hotel gratuiti. Punto”. Non mancano riflessioni sulla sfida ambientale, che oggi sembra uscita dalle cronache: “Un giorno, probabilmente il Pianeta troverà il vaccino contro l’HOMOVIRUS e si libererà definitivamente di noi, visto che non ci siamo comportati con esso in modo tanto diverso dal nostro grande nemico del momento”. E non mancano i riferimenti alla vita quotidiana segnata anche sul Lario dall’emergenza sanitaria che diventa sociale ed economica: “Molti settori sono stati colpiti, molte città marchiate con la Lettera Scarlatta, in tantissimi non possono viaggiare, applaudire, lavorare o stare insieme….e questo è un colpo che ci fa molto male, anche fuori dall’ospedale. Ma questo è il punto in cui scegliere la maschera che mettiamo o togliamo fa la differenza, tra esseri umani o batteri o parassiti del nostro stesso genere”. A conclusione, una amara profezia: “Questo mondo non finirà con uno starnuto, ma con la corsa folle sopra chi è caduto. Come è sempre stato, ogni volta che è finito”,

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