Degrado del palasport di Muggiò: la resa della giunta: «Impossibile ipotizzare i tempi per i lavori»

palazzetto di Muggiò

Dentro la pancia delle balene morte, spiaggiate sulla sabbia della mancata manutenzione, della burocrazia e, probabilmente, anche della scarsa visione e capacità di fare di chi ha amministrato Como negli ultimi venticinque anni.
Le due strutture sportive di Muggiò, il palazzetto, chiuso dalla fine del 2013 e dichiarato inagibile, e la piscina, chiusa “soltanto” – si fa per dire – dal 1° luglio 2019, hanno aperto ieri le porte alla stampa.

Il sopralluogo, con le telecamere e le macchine fotografiche, è avvenuto a soli tre giorni di distanza da quello della politica di Palazzo Cernezzi. I consiglieri comunali di maggioranza e opposizione, dopo la visita dentro il palasport, avevano chiesto di abbattere subito quel rudere. Le immagini riprese da Roberto Crippa, le fotografie di queste pagine, di Roberto Colombo, e il racconto, che ieri ci ha regalato Anna Campaniello nel servizio de telegiornale di Etv, sono sconcertanti. La situazione è perfino peggiore di quello che si era immaginato.

Il palazzetto è vicino al compimento dei suoi 50 anni. Era il 1972, quando tagliò il nastro il sindaco Antonio Spallino. Prendeva vita il disegno di una cittadella dello sport nel raggio di circa un chilometro, tra Camerlata, Albate e Muggiò. Dall’altra parte della via Canturina c’è, dal 1956, la pista d’atletica. Nel terreno confinante al Campo Coni, nel 1973, è sorto il centro sportivo di via Belvedere. Nel 1981 sarebbe poi arrivata la piscina.
Oggi, 40 anni dopo, la notizia più triste per i tanti comaschi appassionati di sport, per le famiglie che a Muggiò hanno portato per anni figli e nipoti a praticare diverse discipline, riguarda il futuro.

L’assessore allo Sport di Palazzo Cernezzi, Marco Galli, che ha accompagnato la stampa nel tour tra i ruderi, ha ammesso al termine dell’intervista con Etv di non essere in grado in questo momento di dare i tempi per una nuova struttura sportiva.
Rimane così soltanto il racconto di tanti paradossi, dell’acqua che manca in piscina, dove dovrebbe esserci, e che invece invade con grandi pozzanghere i pavimenti del palasport.

Di muffa malsana, che ricopre le pareti modulari dell’impianto. Pareti di cartone e materiale plastico per spogliatoi, bagni e salette, che anche nella migliore delle ipotesi non sarebbero potute durare oltre una ventina d’anni, considerato il grande afflusso di sportivi nella struttura, gli sbalzi di temperatura, l’umidità che si crea quando scorre l’acqua delle docce.
«Controsoffitti pericolanti, muffa, biciclette smarrite depositate in un locale che sembra anch’esso dimenticato»: così Anna Campaniello inizia il suo viaggio nei locali degli orrori, chiusi da oltre nove anni, ma con i segni di problemi che partono da lontano. Ci sono danni causati dalle infiltrazioni d’acqua, ma pure da rami caduti sulla struttura. Il palazzetto è circondato da un parco pubblico verde, oggi anch’esso inagibile.

Completamente abbandonata, la grande palestra non ha neppure una prospettiva. Deve essere abbattuta e ricostruita, questo è chiaro da almeno 25 anni, ma per ora non ci sono stanziati a bilancio comunale neppure qualche decina di migliaia di euro per iniziarne lo smantellamento e l’abbattimento.
Il motivo? Forse perché a Como mancava un magazzino. Là dove si giocava a basket e volley, dove una decine di società sportive tra arti marziali e atletica pesante forgiavano i propri allievi, ora sono state ammassate… delle cose. L’impressione è di essere in una discarica di oggetti comunali di vario genere, anche di un certo valore.

La polvere copre qualsiasi cosa, ma è innegabile la sorpresa quando tra la sporcizia spuntano decine e decine di biciclette, alcune in buono stato. Sono le bici smarrite e ritrovate. Ciascuna ha un suo numero identificativo. Ci sono pure gli scatoloni che provengono dalle ex farmacie comunali, calcolatrici, computer, macchine per scrivere, videocassette. Davanti alle tribune, su quello che per tanti anni è stato il parquet delle imprese sportive anche della Comense, coperte da teloni di plastica, sono accatastate le cucine della Fiera di Sant’Abbondio.

Ma perché sono lì?
«Sono lì dal 2013, non da adesso – spiega l’assessore Galli – Dopo la dichiarazione di inagibilità del palazzetto, l’allora dirigente e assessore di riferimento hanno individuato questo spazio asciutto per ospitare le cucine. Non voglio entrare nel merito del motivo che ha spinto a fare queste scelte», ha aggiunto Galli. Sta di fatto che le cucine da allora lì sono rimaste, perché, ha spiegato sempre l’assessore, «non ci sono altri spazi asciutti e idonei».
Ma quello che appare forse più grave è che a tre anni di distanza dall’annuncio della disponibilità di 3,5 milioni di euro regionali per il nuovo palasport, non vi sia ancora nulla di concreto. «Siamo ancora in fase di analisi dei documenti presentati», ha ammesso Galli, spiegando come con il sindaco e l’assessore Gervasoni delle Opere pubbliche, si stiano però «valutando alcune possibilità progettuali». È possibile ipotizzare dei tempi? Chiede infine la giornalista.
«Non in questo momento», è la sincera risposta.

Palazzetto Muggiò
Palazzetto dello sport di Muggiò: degrado e abbandono.

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