Degrado urbano nella cittadella razionalista

degrado in zona stadio. in foto marciapiede via Sinigaglia altezza novocomum

Che gioiello, il Razionalismo. Che disastro, il Razionalismo. Una situazione ai limiti dello schizofrenico, quella che vive da troppo tempo una delle zone di pregio di Como, la zona stadio, con tanti tesori dell’architettura “geometrica” del Novecento come le istituzioni sportive sul lungolago (Canottieri e Yacht Club) e il Monumento ai Caduti condannati a convivere con un decoro urbano ben sotto la soglia minima di sopportazione. Beffa ulteriore, la presenza, al pianterreno del Novocomum che compie 90 anni e fu la prima opera costruita di Giuseppe Terragni, dell’Ordine degli Architetti, che su questi tesori è chiamato a vigilare come fa con tenacia con tante iniziative culturali.
Ma la realtà è purtroppo ben più prosaica e scomoda da digerire.
L’elenco delle criticità è difatti sotto gli occhi di tutti, passanti e turisti e comprende una quantità di voci. Asfalto crivellato o ridotto direttamente in briciole, a danno oltretutto della incolumità dei pedoni costretti a slalom o marce indietro. Lastre di pietra abbandonate che spuntano pericolosamente dal terreno avvolte da radici di una vegetazione che nell’indifferenza degli umani giustamente si riprende il posto che le assegna la natura. E poi a caratterizzare la presenza di quegli stessi umani ecco, altra beffa nella città di Volta padre della pila, anche un quadro elettrico aperto, esposto alle intemperie con tutto ciò che ne consegue. E poi cartellonistica strappata o consunta, compreso il “caramellone” pubblicitario delle grandi mostre arrugginito su cui il Comune un mese fa aveva promesso di intervenire e che nessuno ha né ridipinto né tantomeno rimosso. Evidentemente si attende che ripartano gli eventi di Villa Olmo.
E se si arriva incolumi dopo l’Aero Club Como a pretendere una boccata d’aria lungo la passeggiata Gelpi proprio verso Villa Olmo, ecco altri asfalti sbrecciati e radici che come l’incredibile Hulk premono dal sottosuolo creando protuberanze attorno agli alberi. In sostanza un biglietto da visita pessimo che grida vendetta e un pessimo modo di dire grazie a un’eredità che altrove sarebbe tenuta in palmo di mano e mostrata al mondo come gioiello e non come deterrente.

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