Delitto del Cornizzolo: «Sono uno spacciatore, non un assassino»

. Eupilio, via cornizzolo, area boschiva ritrovamento cadavere delimitata dai carabinieri..

«Sono uno spacciatore, quello sì. Ma non sono un assassino. Sono stato dipinto come un mostro ma non ho fatto niente». Edmond Como, accusato dalla Procura lariana (pubblico ministero Simona De Salvo) di essere uno degli artefici dell’omicidio di Besnik Metaj, albanese di 42 anni residente a Vittorio Veneto, Treviso, ha parlato ieri di fronte alla Corte d’Assise presieduta da Valeria Costi, rilasciando spontanee dichiarazioni.
Imputato – oltre a lui – c’è anche Arjan Drekaj, albanese, che tuttavia ha scelto di farsi giudicare con il rito abbreviato.
Strade diverse, per i due sospettati di un delitto maturato – secondo la ricostruzione della Procura – per debiti relativi al mondo dello spaccio di droga. Eppure le strade degli imputati ieri mattina si sono incrociate: Drekaj avrebbe dovuto testimoniare prima di Como, ma dopo aver chiesto una audizione protetta ed essersi confrontato a lungo con il proprio avvocato, ha optato per avvalersi della facoltà di non rispondere uscendo dall’aula. Chi invece ha parlato, ma non rispondendo alle domande di pm e giudici, bensì con spontanee dichiarazioni, è stato Edmond Como, l’uomo che come detto ha scelto di farsi giudicare dalla Corte d’Assise. «Io la vittima (che ha più volte chiamato “buonanima”, ndr) l’avrò vista quattro o cinque volte in vita mia. Era del mio Paese, per le regole del Kanun (una sorta di codice che scandisce la vita di una parte degli albanesi, ndr) era più di un fratello, mai avrei potuto ucciderlo».
Edmond Como ha raccontato la sua vita dentro e fuori dal carcere, tra Erba dove abitava, la casa della madre e l’Albania. Ha parlato della sua passione per i cani e i canarini («ne ho sessanta»), ha rivendicato il fatto di essere uno spacciatore ma si è chiamato fuori dal delitto: «In tutto avrò visto quell’uomo quattro o cinque volte, volevo mi fornisse un po’ di droga per spacciare. Mi disse che aveva dei problemi di riscossione di un credito e lo misi in contatto con dei calabresi, nomi non ne faccio. Ci incontrammo ad Alba Adriatica, mai in Calabria».
«Non avevo rapporti particolari con lui, i suoi problemi li conosco poco anche perché certe cose non si chiedono – ha proseguito Como – Sì, sono uno spacciatore, questo è vero, ma non un assassino. Se davvero avessi ucciso, prima avrei messo al sicuro la mia famiglia che invece vive ancora qui». Como, poco dopo il delitto, andò in Albania. Per la Procura quella fu la fuga per mettersi al “riparo” dopo l’omicidio, mentre per l’imputato (testimonianza fatta anche dal fratello, sentito ieri in aula) andò semplicemente a casa per stare vicino a uno zio che l’aveva cresciuto e che era gravemente malato. Si tornerà in aula la prossima settimana per gli ultimi testimoni della difesa. Poi sarà la volta delle conclusioni delle parti con le eventuali richieste di condanna o di assoluzione.
Besnik Metaj, albanese di 42 anni, residente a Vittorio Veneto e noto nel mondo degli stupefacenti, fu ritrovato seppellito sotto terra nei boschi che costeggiano la strada che conduce al Cornizzolo, nel territorio comunale di Eupilio. Il movente sarebbe da ricercare in decine di migliaia di euro di cocaina e marijuana provenienti dall’Albania che l’acquirente non era più in grado di saldare. Da qui – secondo la tesi della Procura – la decisione di far fuori chi l’aveva fornita, attirandolo in un tranello.
Il 42enne albanese scomparve il 5 marzo del 2017, in una domenica.
Da quel momento di lui non si ebbero più notizie almeno fino a quando, il 2 aprile, un gruppo di ragazzi che stava effettuando la pulizia del bosco a Eupilio vide spuntare dalla terra delle ciocche che si pensava potessero essere i resti di un animale.
In realtà in quella buca, in un punto poco visibile per chi percorreva la strada, c’era il corpo di un uomo nudo e in posizione fetale.

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