Delitto Mancuso, il pentito «Rullo si vantava»

Como, Tribunale, Palazzo di giustizia

«Non conoscevo Franco Mancuso. Sapevo solo che era uno che quando beveva andava sopra le righe. Il giorno in cui fu ucciso però lo ricordo bene, perché andai sul posto a vedere che cosa era successo».

Luciano Nocera, 50 anni, pentito di ’ndrangheta e testimone chiave del processo per l’omicidio dell’autotrasportatore di 35 anni, freddato con tre colpi di pistola in un bar di Bulgorello, ha ripercorso ieri – collegato in videoconferenza con una località rimasta segreta – quanto in sua conoscenza di quel delitto. Imputati sono due persone a lui note, l’amico di famiglia Bartolomeo Iaconis (nato a Giffone, 60 anni, il presunto mandante) e Luciano Rullo, 51enne di Como, presunto esecutore materiale.

«Ero in un bar a Lomazzo, vidi partite i carabinieri con le sirene. Decisi di seguirli perché avevo un po’ di uomini sul territorio con la cocaina e temevo potesse essere successo qualcosa».

Arrivati a Bulgorello, però, la scoperta: «Mi dissero che era stato ammazzato uno che giocava a carte, mi tranquillizzai e tornai al bar – ha proseguito Nocera, gelido – Fu Rullo poi a venire da me. Mi disse che un mio cugino l’aveva visto che scappava a piedi nei campi dopo aver bruciato la moto dietro il cimitero di Socco, e che dovevo dirgli di stare zitto».

«Rullo però parlava troppo, si vantava con più persone di averlo ammazzato lui. Lo dissi a Iaconis, mi rispose che ci avrebbe pensato lui». «Un giorno Rullo mi disse anche – ha proseguito Nocera – che dopo aver ammazzato Mancuso, non aveva più avuto fortuna e che questa storia gli aveva portato male».

Il testimone di giustizia, incalzato dal pm, è entrato poi nel cuore della vicenda: «Di queste cose meno si sparla e meglio è. Io non facevo domande e non chiedevo spiegazioni. Fu Rullo a dirmi che Mancuso si era comportato male con Iaconis, che avevano litigato, che però Iaconis non aveva reagito perché Mancuso quella sera era armato. Ma queste cose mi sono state riferite, non so se siano vere».

«Rullo mi disse anche che dopo il delitto era andato a lavarsi con l’urina – ha aggiunto Nocera – Serve per togliersi la polvere da sparo. Era anche arrabbiato perché mi disse che gli avevano dato una moto che era un catorcio e che aveva anche dovuto spingerla per farla ripartire».

Poi la stoccata alle persone che erano presenti nel bar: «Questa cosa mi fa ridere – ha detto Nocera – Rullo ha una camminata molto particolare, poteva avere anche il casco addosso ma tutti hanno capito da subito chi era stato a sparare. Ma i paesani miei sono dei falsi…».

«La verità – è stata la chiosa – è che io ho sempre cercato di mettere acqua dove altri mettevano il fuoco. Altrimenti come per Salvatore (Deiana, ndr) si sarebbe fatto anche con Rullo che parlava troppo».

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