Democrazie occidentali in crisi: «Troviamo una strada intermedia tra oligarchia e demagogia». L’intervento di Angelo Panebianco a Como

Angelo Panebianco

Tutti noi, anche senza averne consapevolezza, influenziamo i grandi fatti. È l’affascinante teoria di Angelo Panebianco, editorialista del “Corriere della Sera”, docente universitario alla facoltà di Scienze Politiche di Bologna e saggista.
«Il mio problema – ha spiegato lunedì nel corso della serata comasca organizzata dall’Ucid, l’Unione cristiana imprenditori dirigenti – era capire come credenze, sentimenti, calcoli, la nostra complessità, si riflette sulla complessità del mondo».
L’occasione per parlarne è stata la presentazione dell’ultimo libro di Panebianco, “Persone e mondi” (ed. Il Mulino, pag. 640, euro 38): «Incidiamo indirettamente – ha detto l’autore – attraverso istituzioni quali la famiglia e altri soggetti sociali e anche interagendo in modo informale con molte persone, con le amicizie e con le idee».
E questo è tanto vero che, a volte, le strette di mano tra i signori della guerra, che dovrebbero porre fine a scontri civili, in realtà non concludono proprio niente perché dietro quelle strette di mano ci sono le persone in debito di sangue.
L’incontro ha permesso di fare il punto sulla fase attuale delle relazioni internazionali, che secondo lo studioso è caratterizzata da una crescita del disordine, il cui aumento tendenziale dura già da tempo. Un fattore potente di questa situazione è individuato da Panebianco nel declino della potenza americana, dopo la breve fase dell’unipolarismo, cioè del dominio Usa, vissuta tra la caduta del Muro di Berlino (9 novembre 1989) e l’attentato alle Torri Gemelle (11 settembre 2001).
Interessante l’excursus del relatore, che ha ricordato come il sistema internazionale originato dalla Guerra Fredda avesse tre caratteristiche: la visione opposta tra Paesi comunisti e Paesi occidentali; la posizione della parte povera del pianeta in fondo a una piramide che aveva al vertice il mondo occidentale; la comunità affine di sicurezza a cui avevano dato vita gli Stati Uniti insieme con europei, canadesi, australiani e giapponesi.
Su quest’ultimo aspetto l’editorialista del “Corriere della Sera” è stato chiaro: pur in mezzo a conflitti di interessi, tale comunità riconosceva agli Usa il ruolo di potenza egemone in cambio di beni pubblici, quali libertà di commercio e sicurezza.
Il problema odierno è che questa terza componente si sta indebolendo. Si basava su due gambe, ha spiegato Panebianco: la Nato e l’integrazione europea. Fiaccati i legami interatlantici, però, si è indebolita anche l’Europa.
Eppure, la pace – ha scandito – «è il risultato più spettacolare avuto in Europa da settant’anni. La si dà per acquisita, ma dipende da precise condizioni».
Ed ecco il tempo più vicino. Dal 2007, con la crisi economica, sono iniziate le misure protezionistiche e l’ondata di democrazia si è interrotta. Crescono i regimi autoritari delle grandi potenze e si assiste alla straordinaria ascesa della Cina.
L’esperto ha affrontato diverse problematiche: quella di un nuovo sistema multipolare non più caratterizzato, come un tempo, da divisioni politiche, ma anche da omogeneità culturale. Quest’ultima oggi non c’è più.
Le nuove tecnologie e la guerra cibernetica, inoltre, stanno spostando dalla difesa all’offesa. I nuovi mezzi di comunicazione introducono destabilizzazione nelle democrazie, per cui diventa rassicurante parlare solo con chi la pensa nello stesso modo. La rete amplifica questo fenomeno. Né va trascurato l’indebolimento delle strutture di intermediazione con i governi, vale a dire i partiti e i sindacati.
Ecco, in definitiva, la conferma della tesi esposta da Panebianco: viviamo nella fase di aumento del disordine sul piano internazionale e sul piano interno delle democrazie occidentali. «Il problema oggi – è la conclusione – è trovare una strada intermedia tra oligarchia e demagogia».

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