Denunciata un’aggressione sulla Regina: “Migrante preso a bastonate”

L'auto dei carabinieri

Aveva finito il turno di lavoro in un albergo della Tremezzina. In bicicletta, percorrendo la Regina, stava tornando verso il proprio alloggio in una struttura gestita dalla cooperativa Symploké. Un’auto, con a bordo più persone, si è avvicinata, ha rallentato e con un bastone l’ha colpito alla testa provocando una ferita al capo con un abbondante versamento di sangue. La vittima (un giovane migrante) è stata soccorsa dallo stesso personale dell’albergo ed è stata poi ricoverata in ospedale dove è rimasto per tre giorni. L’aggressione risale al 23 settembre ma la notizia è stata resa nota solo ieri dal presidente della cooperativa che accoglieva il migrante, Stefano Sosio. La vittima si è poi presentata dai carabinieri per denunciare l’accaduto. Sulla vicenda è aperta una indagine per lesioni. «Non è la prima volta che uno dei nostri ospiti subisce minacce, insulti e altre aggressioni – ha commentato Sosio – Fatti avvenuti dopo che una certa politica ha nei fatti sdoganato come legittimi certi comportamenti. Siamo contrariati dal fatto che una persona come questo ragazzo migrante possa subire una tale violenza, ingiustificata e grave, come lo saremmo del resto nei confronti di chiunque. Invece nella cronaca quotidiana c’è una maniacale ricerca del colpevole migrante». La cooperativa Symploké è nata su iniziativa della Caritas diocesana. Sulla vicenda è intervenuto anche Mauro Frangi, presidente di Confcooperative Insubria: «Siamo di fronte a uno dei tantissimi casi di intolleranza e di violenza nei confronti di chi è colpevole solo di avere un colore della pelle diverso – è il suo commento – Purtroppo episodi come questo aumentano. Riguardano persone che onestamente vivono e lavorano nel nostro Paese come bambini e ragazzi che frequentano le nostre scuole. Sono il prodotto dell’odio e del rancore che cinicamente viene seminato per raccogliere consenso sul piano politico». «A tutti noi – è la chiosa – tocca prendere parola e compiere atti concreti e quotidiani per riaffermare con forza che siamo una comunità inclusiva».

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