Dieci giorni in zona rossa e quattro feriali arancioni

Militari Como

Dieci giorni di zona rossa, tra il 24 dicembre e il 6 gennaio, e quattro giorni feriali di zona arancione (28, 29, 30 dicembre e 4 gennaio).
Il piano di Natale varato ieri sera dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte è all’insegna del rigore, ma anche della confusione, come si evince dai primi commenti a caldo tra i rappresentanti delle categorie più coinvolte. Anche nei giorni di zona rossa, ad esempio, ci si potrà spostare una volta al giorno dalle abitazioni verso un’altra casa, ma al massimo in due (esclusi i minori di 14 anni). Ma fuori dal coprifuoco, che scatta alle 22 e dura fino alle 5. E, ancora, il divieto di movimento non vale per i piccoli comuni, sotto i 5mila residenti, ma solo nel raggio di 30 chilometri. C’è poi la questione dei congiunti che si possono invitare a tavola…
«Una mappa del tesoro – attacca Claudio Casartelli, presidente di Confesercenti Como – Sembra un film di Fantozzi, ma purtroppo è la realtà. Tutti siamo convinti che dovessero essere imposte delle regole, ma non in questo modo assurdo. Così si rischia l’isteria, la corsa a fare tutto prima delle vigilia, quando sono poi ancora aperte le attività, le orde di persone che cercheranno di spostarsi prima del lockdown».
Tra le poche certezze vi è la chiusura totale di bar, ristoranti, oltre che di quasi tutti i negozi.
«Sono i settori che continuano a pagare il prezzo più alto – dice Casartelli – Nell’incertezza di questi giorni in tanti si erano mossi per fare le scorte. Hanno investito ancora per gli ultimi giorni dell’anno. Credo vi fossero tutti i requisiti per un provvedimento diverso. Anche perché tante ditte e uffici sono già chiusi, i dipendenti in ferie. Lo shopping sarebbe stato diluito, invece dovrà essere tutto concentrato e fino al 23 ci sarà una sorta di assalto. Il motivo? Il governo non ha avuto il coraggio di prendere una posizione che dia fiducia agli italiani».
«A livello mediatico una parte della politica ha giocato sulla possibilità di tenere aperto, così c’è chi ora deve fare i conti con ordini e prenotazioni già presi – dice Massimiliano Tansini, chef, imprenditore e presidente dell’Associazione Cuochi di Como – È mancata chiarezza come al solito. Guardate in Svizzera o in Austria, si è decisa una cosa e basta. Qui c’è sempre confusione e così pagano la ristorazione e tutta la filiera dei fornitori».
Sul fronte delle scuole, intanto, la Regione ha chiesto che in gennaio la didattica in presenza degli studenti delle superiori sia limitata al 50%.

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