Dipendente punita per il secondo figlio: sono comasche la vittima e l’azienda

conferenza stampa ufficio vertenze cgil Como

Ricordate la storia di Chiara (nome di fantasia per tutelarne l’identità)? L’aveva ben raccontata, un mese fa, Giampiero Rossi sul “Corriere della Sera”, l’articolo si trova ancora nell’edizione online del Corriere.it. È la triste vicenda di una mamma alla quale un consulente del suo datore di lavoro, arrivò a dire: «Ti conviene accettare l’offerta. Se rientri al lavoro ti faranno morire». La proposta era una buonuscita.
La colpa di Chiara? Essere diventata mamma, per la seconda volta. Ebbene, Chiara è comasca. L’azienda di piccole dimensioni, a gestione familiare, in cui la mamma lavora da una quindicina di anni, è in provincia di Como.
Il retroscena della storia è stato svelato nel corso di una conferenza stampa nella sede della Camera del Lavoro di Como.
Il caso di Chiara viene infatti seguita dall’ufficio vertenze della Cgil. «Chiara è ancora in azienda, sta facendo un ultimo tentativo, ma purtroppo la proprietà ha chiuso ogni canale comunicativo con il sindacato», ha spiegato Tommaso Pizzo, responsabile dell’ufficio vertenze, che ha spiegato la questione ieri in compagnia di un’altra Chiara, Chiara Mascetti, segretaria organizzativa della Camera del Lavoro.
«Non dovevi fare un altro figlio» è solo una delle frasi che si sarebbe sentita dire la vittima del caso.
I problemi per Chiara erano iniziati già durante la gravidanza, al momento della comunicazione dell’arrivo del figlio al titolare. «Dovevi dirmelo già quando tu e il tuo compagno avete deciso di avere un altro bambino», le avrebbe detto l’imprenditore.
Quindi una serie di contestazioni sul lavoro («Non era mai successo prima», aveva spiegato Chiara) e quando la donna va in maternità, viene a sapere dell’assunzione a tempo indeterminato di una persona chiamata per sostituirla.
Al rientro un consulente le comunica la decisione di «riposizionarla». Ma lei resiste, anche se da responsabile di reparto si ritrova a fare fotocopie, rispondere al citofono («ma non al telefono»), triturare documenti e archiviare fascicoli, un po’ come nel film di Francesca Comencini con Nicoletta Braschi “Mi piace lavorare (Mobbing)”.
Le vessazioni non sembrano avere fine e pare siano ancora in corso, nonostante il coraggio della vittima di denunciare i fatti.
Un caso tutt’altro che isolato, purtroppo, come hanno sottolineato ieri Pizzo e Mascetti.
Da gennaio a ottobre, l’ufficio ha gestito oltre mille consulenze, 229 procedure concorsuali, 245 recupero crediti e 178 violazioni contrattuali.
Il settore dove si è registrato il maggior numero di vertenze è il terziario per la vertenza individuale. Sul fronte collettivo e concorsuale i settori che hanno fatto registrare il maggior numero di pratiche sono l’industria manifatturiera, il comparto del tessile e il metalmeccanico.

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