Discutiamo di Europa che si incrina e di insofferenza dei ticinesi

Il dariosauro
di Dario Campione

«La forza di un’idea capace di stimolare la coscienza e la volontà». Questa era, per Alcide De Gasperi, l’Europa. Così il leader della Dc tratteggiò la nascente unità politica ed economica del Vecchio Continente alla conferenza parlamentare di Parigi, in uno dei suoi ultimi discorsi pubblici, pronunciato il 21 aprile 1954, quattro mesi prima di morire.
L’Europa che si è via via allargata, prima a Sud e poi a Est, che ha creato la moneta unica e istituzioni rappresentative. L’Europa

che a distanza di mezzo secolo dai primi accordi sul carbone e l’acciaio si è scoperta fragile e incerta, impaurita dallo sbarco di alcune migliaia di profughi provenienti dal Nordafrica. Incapace di politiche comuni.
L’Italia è sempre stata motore dell’unità europea. Riconosciuta come tale da tutti i partner. Ma qualcosa è cambiato. Oggi la «coscienza e la volontà» di cui parlava De Gasperi si sono affievolite. Se non nei cittadini, sicuramente nelle classi dirigenti al governo del Paese. Il più autorevole ministro della Lega ha parlato espressamente di «uscire» dall’Europa. Anche se si fosse trattato di uno sfogo rabbioso al termine di una difficile riunione, le parole di Maroni hanno segnato un confine nuovo. La possibilità di negare l’unità del Vecchio Continente non è più un tabù.
In Canton Ticino, intanto, le recenti elezioni segnano il successo della Lega dei Ticinesi, che manifesta forte insofferenza verso gli italiani e i frontalieri.
Di tutto questo parliamo stasera, in diretta su Etv a partire dalle 20.30. Della fine di un sogno o, all’opposto, dell’inizio di un incubo: la morte dell’Europa.
dariosauro@espansionetv.it

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