Categories: Opinioni & Commenti

Disparità evidenti in settori chiave

di Giorgio Civati

Auna settimana esatta dall’avvio di questo secondo lockdown sono sempre di più i dubbi delle certezze, le domande rispetto alle risposte. Inevitabile, almeno in parte, vista la straordinarietà della drammatica situazione che stiamo vivendo. Ma qualcuna di queste domande e di questi dubbi merita una riflessione. Con un occhio a Como e alla sua specificità, come sempre, rilevando che, questa volta, chiuse siano due attività vitali per il territorio: l’abbigliamento e i mobili.

Per contrastare questa seconda ondata, la decisione del governo è stata quella di limitare gli spostamenti individuali, di lasciare aperte le aziende e di chiudere il commercio. Chiudere? Non del tutto. Vediamo a caso alcuni degli esercizi commerciali aperti:  ferramenta, articoli sportivi, saponi e detersivi, lavanderie e tintorie industriali e non, fioristi, negozi di giocattoli, calzature e abbigliamento ma solo per bambini, elettronica e altri, compresi ovviamente tutti i punti vendita di generi alimentari.

Dalla brugola alla pianta di geranio, dalla crema per il viso alla canottiera, passando per pc e sigarette, lampade  e lampadine, tute da jogging e molto altro. Di tutto, ma non abbigliamento e mobili, sacrificati insieme a ristoranti e bar sull’altare della sicurezza di tutti noi. E se una qualche logica sta dietro la decisione di toglierci la pizza o il risotto col persico, il caffè o lo spritz – non se ne abbiano a male le categorie citate, non è certo colpa loro ma al bar e al ristorante appare evidente che abbassiamo le difese – sinceramente non capiamo la motivazione di una serrata totale e indiscriminata dei punti vendita di mobili e di abbigliamento.

Vero, ci sono situazioni pericolose di grandi catene, luoghi dove la folla in tempi normali era una certezza e occorre evitare che la situazione si ripresenti uguale anche ora. Ma la piccola boutique? E il negozio di abiti? Ancora, il negozio di mobili di quelle che sono le nostre migliori “firme” del settore sono posti di code e spintoni? A causa di ciò Como ha conseguenze pesanti: è una provincia che di legno e di tessile vive.

Perché se anche le aziende sono aperte, se non hanno clienti, consumi e mercati di sbocco per chi potranno mai produrre? Qualche ingiustizia è da mettere in conto di questi tempi, qualche approssimazione pure. Ma questa chiusura a metà, a tre quarti, ci pare studiata non al meglio. Del resto è da marzo il nostro Paese stenta e si arrabatta in una crisi pesantissima di salute e soldi. Tessile e legno, mobili e abiti, a chi volete che importi, lontano da Como?

Redazione

Share
Published by
Redazione

Recent Posts

Parcheggio sotto casa, da oggi è vietato | Davanti al tuo cancello non puoi più metterla: lo stop è UFFICIALE

Il concetto di passo carrabile è ben definito: si tratta di un accesso che permette…

3 settimane ago

La chiamano la “città degli anziani” | Il record italiano è tutto suo: qui i giovani sono rari come quadrifogli

Genova, una delle città portuali più storiche e affascinanti d'Italia, si trova al centro di…

3 settimane ago

Google Maps, la nuova funzione ti svolta la vita | Ma funziona solo su questi telefoni: tutti gli altri si attaccano al tram

Ritrovare l'auto in un parcheggio affollato o in una città sconosciuta può essere un vero…

3 settimane ago

Macchie della pelle, ho scoperto un trucco fenomenale | Altro che creme e prodotti: tutto il necessario ce l’avevo in casa

Macchie della pelle, ho scoperto un trucco fenomenale | Altro che creme e prodotti: tutto…

3 settimane ago

Alcol test, se sei sobrio ti danno un premio | Cena gratis e tanti complimenti: scatta l’incentivo “Guida sicura”

Alcol test, se sei sobrio ti danno un premio | Cena gratis e tanti complimenti:…

3 settimane ago

Assegno Unico 2026: gli importi sono stati aggiornati | Cosa cambierà per le famiglie italiane

Assegno Unico 2026: gli importi sono stati aggiornati | Cosa cambierà per le famiglie italiane…

3 settimane ago