Dissesti a Campione d’Italia: l’accusa è in 43 faldoni

il Casinò di Campione d'Italia

È il momento dello studio di una strategia difensiva per i 19 indagati, iscritti sul registro della Procura di Como per le vicende del fallimento del Casinò di Campione d’Italia e del successivo dissesto anche del Municipio dell’enclave italiana in Canton Ticino. Le carte dell’accusa – pm Pasquale Addesso e Antonia Pavan – sono racchiuse in ben 43 faldoni che ora i legali delle difese dovranno passare al setaccio prima di prendere una decisione su come muoversi. La sensazione, per il momento, è che nulla possa muoversi, almeno nell’immediatezza. Serve infatti il tempo per comprendere cosa viene contestato, studiare gli elementi in mano alla Procura e poi scegliere (o meno) se replicare. Le difese hanno tre settimane di tempo a partire da lunedì scorso (il giorno della notifica della conclusione delle indagini) per scegliere se fare interrogare i propri assistiti oppure presentare delle memorie. La palla passerà poi di nuovo alla Procura di Como.
Le accuse sono ampie, e parlano di abuso d’ufficio, falsità ideologica in un atto pubblico, falso in bilancio e anche di tentativi di “aiuti” nepotistici per far preservare i posti di lavoro in contrasto con le reali esigenze dell’ente. Tra i nomi iscritti sul registro degli indagati figurano anche quelli di due sindaci, Roberto Salmoiraghi e Maria Rita Piccaluga. Fu proprio da un esposto di Salmoiraghi che partirono le indagini, relative (all’inizio) ai rapporti economici tra Casinò e Comune. Lo stesso Salmoiraghi ha poi finito con l’essere coinvolto nella medesima vicenda.

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