Dogane aperte nell’incertezza: non ci sono regole precise

I controlli congiunti in dogana

Che cosa succede alle frontiere con il Canton Ticino? L’incertezza regna sovrana, perché il decreto del presidente del consiglio entrato in vigore ieri non prevede alcunché di specifico sulla mobilità internazionale di terra. Vero è che dalle zone rosse (qual è la Lombardia) è vietato «uscire», ma tra Italia e Svizzera non c’è stato un accordo preciso simile a quello della primavera scorsa. L’ultimo comunicato apparso sul sito dell’amministrazione federale delle dogane risale a lunedì scorso ed è relativo all’introduzione di una nuova piattaforma digitale per le imprese. Sino a questo momento, quindi, e a meno di comunicazioni diverse, nulla è cambiato.
Secondo una interpretazione di fonte parlamentare, sinora non smentita, si può andare in Ticino per motivi di studio e di lavoro, anche autonomo. I lavoratori frontalieri e tutti coloro i quali studiano dall’altra parte del confine possono quindi oltrepassare la frontiera. È sempre garantito anche il rientro al proprio domicilio o alla propria residenza nelle zone rosse. Così come rimane il diritto di transito tra la Svizzera e le regioni italiane senza vincoli di mobilità (le zone gialle o verdi).
In effetti, nel testo del decreto viene ribadito all’articolo 8 – relativo alle quarantene e ai tamponi obbligatori per chi entra in Italia dall’estero – che a questi obblighi non sono sottoposti «i lavoratori transfrontalieri in ingresso e in uscita dal territorio nazionale per comprovati motivi di lavoro e per il conseguente rientro nella propria residenza, abitazione o dimora».
Un’interpretazione più restrittiva è stata data, non è chiaro su quali basi, dal presidente del governo ticinese, il leghista Norman Gobbi, il quale in conferenza stampa ha spiegato che non sarà possibile, per i suoi concittadini, andare in Italia a fare la spesa. Allo stesso modo, i «cittadini italiani» (e non soltanto quelli provenienti da zone rosse, stando alle parole di Gobbi) non potranno recarsi in Ticino per fare acquisti.
Lo stesso frontaliere, ha specificato il consigliere di Stato, potrà recarsi al lavoro ma non potrà fermarsi per fare la spesa o visitare un conoscente. Anche qui, non è stato chiarito su quale norma specifica Gobbi si sia appoggiato per la sua affermazione. Identico discorso, almeno secondo il rappresentante del governo ticinese, vale per le visite di svizzeri a parenti o conoscenti in Italia.
A questo proposito, parlando con la stampa Gobbi ha spiegato che «il consiglio di Stato ha segnalato alla Confederazione la delicata posizione delle persone che intrattengono legami familiari e affettivi a cavallo del confine. Abbiamo chiesto che nelle discussioni con la controparte italiana sia dedicata la giusta attenzione a questo tema, soprattutto se queste restrizioni dovessero perdurare».
Resta il fatto che il presidente del governo cantonale ha annunciato di voler chiedere a Berna maggiori controlli alle frontiere. «Visti gli importanti flussi di persone che attraversano giornalmente i nostri confini – ha detto Gobbi – il consiglio di Stato si è attivato presso il consiglio federale chiedendo misure di controllo alla frontiera: da una parte per tutelare il nostro territorio, dall’altra parte per rendere più efficace il dispositivo introdotto in Italia». Gobbi ha chiesto che «le guardie di confine assicurino subito una presenza fisica più continua ai valichi stradali, ferrovieri e della navigazione» e ha spiegato che il Ticino è pronto a «supportare» il lavoro dell’amministrazione federale delle dogane con uomini della polizia cantonale, così come era avvenuto la scorsa primavera.

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