Dogane ticinesi aperte il 3 giugno. Cassis: «Decideremo con l’Italia»

Dogana di Ponte Chiasso, frontiera, confine con la Svizzera

Che cosa succederà il 3 giugno prossimo? Si potrà tornare a circolare liberamente tra Italia e Ticino, oppure la Confederazione manterrà le norme restrittive che, al momento, impediscono a chi non ha motivi di lavoro di varcare la dogana?
Secondo il presidente del Cantone, il leghista Norman Gobbi, «non è detto che la Svizzera riaprirebbe il 3 giugno qualora lo facessero gli italiani. Anzi, certamente la Svizzera non riaprirà per quella data».
La sicurezza di Gobbi, manifestata tre giorni fa durante una conferenza stampa a Bellinzona, era forse dettata più da un sentimento di ostilità che da una considerazione fattuale.
Tanto è vero che il ministro degli Esteri di Berna, Ignazio Cassis, intervistato ieri a lungo da Teleticino, ha usato toni molto meno netti. Un po’, forse, perché più abituato alla diplomazia di quanto non lo sia il consigliere di Stato, spesso protagonista con le sue affermazioni sopra le righe di situazioni imbarazzanti; un po’ perché la situazione è davvero fluida.
«Siamo in contatto con Roma – ha detto Cassis – Il Consiglio federale deciderà il 27 maggio per le frontiere con Germania, Austria e Francia. All’ultimo si è aggiunta l’Italia e in questi giorni ci sono molti colloqui in corso. È vero che c’è la possibilità, per la Svizzera, dal punto di vista teorico, di chiudere le frontiere unilateralmente. Vale però la pena valutare la situazione epidemiologica e poi decidere».
Insomma, fa capire Cassis: prima di dire sì o no all’Italia si dovranno considerare molte circostanze. A cominciare dal quadro della pandemia.
Per non mettere completamente nell’angolo il governo ticinese, il ministro degli Esteri della Confederazione ha assicurato che «le trattative continueranno coinvolgendo i Cantoni di frontiera». Ma ha anche ribadito che «questo genere di decisioni dev’essere concordata fra i due Stati. Se si apre un lato del confine ma l’altro resta chiuso, non si passa. La possibilità di chiudere le nostre frontiere esiste in ogni momento, almeno dal profilo teorico. Dal profilo pratico non ha senso: ciò che ha senso è invece valutare la situazione epidemiologica e dialogare con i Paesi interessati».
Certezze meno granitiche, quindi. Che non mancheranno di sollecitare le critiche della Lega dei Ticinesi, partito che da settimane chiede in modo incessante la chiusura delle frontiere con l’Italia, anche a buona parte dei frontalieri.
È un fatto, comunque, che l’annuncio del ministro degli Esteri Luigi Di Maio della volontà italiana di riaprire l’area Schengen (e quindi, anche il confine con la Svizzera) il 3 giugno prossimo ha spiazzato molti interlocutori.
Giovedì sera, al Senato, si è fatto interprete di questa situazione di disagio il senatore varesino del Partito Democratico Alessandro Alfieri, il quale ha chiesto al governo di agire con maggiore cautela e, soprattutto, di coinvolgere i partner internazionali «prima» che le scelte siano rese pubbliche.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.