Don Agostino Clerici: “Immutata la funzione del Centro Rusca”

Don Agostino Clerici

Il 23 luglio scorso si è conclusa l’esperienza della Fondazione Rusca. Il consiglio d’amministrazione ne ha decretato lo scioglimento. Chiediamo a don Agostino Clerici, direttore del Centro Rusca, quali sono i motivi di questa decisione. «Bisogna ricordare i motivi che portarono nel 2003 alla nascita della Fondazione Rusca per volontà dell’allora vescovo Alessandro Maggiolini. Fu una scelta culturale di grande coraggio: unificare nel medesimo luogo la Biblioteca del Seminario e l’Archivio storico della Diocesi, unendovi anche l’Ufficio di inventariazione dei beni culturali ecclesiastici, e affidarne la gestione ad una Fondazione di diritto pubblico, coinvolgendo soggetti economici, istituti di credito ed enti amministrativi presenti sul territorio. Si volle in questo modo catalizzare l’attenzione su un patrimonio documentario, librario ed artistico di grandi proporzioni e di immenso valore culturale, che è all’origine della storia locale non solamente ecclesiastica. Il compito iniziale della Fondazione fu quello di dare una veste tecnicamente all’avanguardia alla struttura che ospitava l’archivio e la biblioteca, grazie ad un investimento notevole di risorse, interamente coperto nel giro di alcuni anni. A distanza di quasi vent’anni, in un contesto sociale ed economico decisamente mutato e non certo favorevole agli enti culturali, sono subentrate alcune difficoltà che hanno convinto la Diocesi e il Seminario a riprendere direttamente la gestione dei beni di loro proprietà».

Che cosa cambia dopo lo scioglimento della Fondazione Rusca?
«Quello che è certo è che il Centro Rusca rimane e continua la sua opera nella sede di via Baserga presso il Seminario. Proseguirà l’apertura al pubblico e agli studiosi anche se potranno esserci cambiamenti di orario che saranno comunicati sul sito Internet www.centrorusca.it. Rimane il personale costituito dalle due archiviste e dalla bibliotecaria, che hanno sempre dimostrato una specifica competenza professionale e che conoscono in modo approfondito il patrimonio documentario e librario del Centro Rusca. L’unico cambiamento, ripeto, riguarda la modalità di gestione».

Il servizio culturale svolto dal Centro Rusca, quindi, continua?
«Certamente. Il lavoro interno di catalogazione dei libri e di inventariazione dei documenti d’archivio deve essere ancora completato. Prosegue anche l’attività per la messa a disposizione dei materiali in forma digitale. Sta a cuore al Centro Rusca anche la valorizzazione del patrimonio custodito. Ricordo nel 2015 in occasione dell’Expo una mostra in Cattedrale e diversi incontri che sono stati molto apprezzati da un pubblico vastissimo anche di turisti; e nel 2016 e nel 2017 le ultime due mostre realizzate al Museo Civico di Bormio e a Villa Carlotta con l’esposizione di alcune tavole del prestigioso Erbario Fabani. Un esempio quest’ultimo di un bene culturale non propriamente ecclesiastico che costituisce una indubbia ricchezza custodita nel Centro Rusca. Conservare non significa solo restaurare e tenere chiuso nel cassetto, ma valorizzare e far conoscere ad un pubblico sempre più vasto di fruitori e non solo di studiosi. Speriamo che anche questa attività di valorizzazione che la Fondazione Rusca ha cercato di svolgere nei diciotto anni della sua vita possa trovare nuova linfa».

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