Doppio ergastolo per l’omicidio di Franco Mancuso

La sentenza è stata pronunciata nel primo pomeriggio di oggi nel Palazzo di giustizia di Como

Sono le 13.40 quando la Corte d’Assise di Como, appena due ore e 20 minuti dopo l’inizio della camera di consiglio, esce per leggere la sentenza: «Ergastolo», pronuncia la presidente, Valeria Costi (a latere Walter Lietti).
Non una, ma due volte, per entrambi gli imputati.
Carcere a vita, dunque, per Bartolomeo Iaconis, 61 anni, ritenuto dall’accusa il mandante del delitto e «persona di spicco del locale (clan, ndr) di ’ndrangheta di Fino Mornasco». Ma carcere a vita anche per Luciano Rullo, 52enne di Como, ritenuto essere l’esecutore materiale dell’omicidio di Francesco “Franco” Mancuso, ucciso con più colpi di pistola mentre – nel pomeriggio dell’8 agosto del 2008 – giocava a carte nel cortiletto del bar “Arcobaleno” di Bulgorello. Secondo quanto sostenuto in aula dal pm della Dda Cecilia Vassena, Mancuso sarebbe stato punito per aver mancato di rispetto – «Non una, ma due volte, la seconda addirittura in pubblico» – a Iaconis.
Un delitto, aveva detto la pm dell’Antimafia nella sua requisitoria, che sarebbe servito anche «alla popolazione come monito, per riaffermare il prestigio della ’ndrangheta sul territorio».
La giornata di ieri si era aperta con le repliche del pm dopo le arringhe della difesa, che avevano anticipato la camera di consiglio iniziata alle 11.20. La sentenza – un po’ a sorpresa, perché era attesa per il pomeriggio – è stata letta già alle 13.40.
Le motivazioni verranno depositate entro 90 giorni. Nel dispositivo è stato anche previsto un risarcimento del danno ai familiari della vittima (la moglie e i tre figli) quantificato in via provvisionale in 400mila euro, in attesa di una futura definizione in sede civile. La Corte d’Assise di Como ha anche trasmesso gli atti in Procura per le posizioni di due testimoni, accusati di falsa testimonianza, tra cui l’uomo che nel 2008 gestiva con la sorella il bar “Arcobaleno” dove avvenne il delitto.
Quest’ultimo era già stato citato dal pm in fase di requisitoria, come l’autore della telefonata che avvisò il killer della presenza nel proprio locale di Mancuso.
«Fu indagato ma scagionato – disse la Vassena – perché quando fece la telefonata a Rullo, non sapeva a cosa sarebbe servita quella segnalazione». La sentenza arriva a quasi 12 anni di distanza dell’omicidio di Bulgorello.
Le indagini erano già state aperte e poi archiviate. A riaprirle, nel 2015, furono le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, Luciano Nocera, che raccontò ai pm della Dda come venne a sapere di mandante ed esecutore materiale del delitto.
«Nocera ci disse che fu proprio Rullo a lamentarsi con lui della moto che non partiva», ha detto Vassena in aula. Un particolare, questo, che poteva sapere solo chi aveva materialmente commesso il delitto.
Intanto proprio ieri, pochi minuti prima della sentenza, è arrivata anche la notizia della confisca da un milione e 200mila euro disposta dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano a carico di Bartolomeo Iaconis: sottratti una trentina tra immobili, soprattutto nel Comasco, terreni, boschi e conti correnti.
I giudici hanno anche disposto la misura di prevenzione ai fini della confisca di 55mila euro trovati in una intercapedine dentro un muro di una azienda agricola, ma anche di stalloni, puledri e altri cavalli, e pure bovini, pecore e capre.
M.Pv.


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