È un regalo ritrovare l’antico gusto delle melagrane

altMemorie lariane
di Renzo Romano

Ieri mattina mia moglie Paola è tornata dalla spesa al mercato. Pere, arance e… melagrane. Mi sono ritrovato alla fine degli anni Quaranta… più di sessant’anni fa, mamma mia! Frequento la quinta elementare, la mia maestra è severa, papà carabiniere, mamma casalinga, una sorellina più piccola. La guerra è finita da pochissimi anni, le ferite ancora aperte, il futuro incerto.
Papà fa servizio alla dogana, la caserma

è dalle parti dei magazzini Albarelli, la fabbrica del ghiaccio, ai piedi della Maiocca. Vicinissima c’è una grotta al cui interno, da una fonte fra le rocce, zampilla acqua freschissima. Spesso vado a quella fonte con una bottiglia per riempirla. A casa ci pensa la mamma a trasformarla in “acqua minerale” effervescente, in acqua “Viscì”, acqua che “buscia” tutta bollicine, grazie a polveri miracolose. “Idrolitina o Idriz?”. Meglio le due bustine della prima o una sola della seconda?
Candidi e graditi imbonitori ammiccano da “Carosello”, più visto del telegiornale – lo possono vedere anche i bambini – poi “a letto che è tardi!” e sono solo le nove. Dal teleschermo, con l’immagine rigorosamente in bianconero che sparisce sempre sul più bello, l’impareggiabile Nino Manfredi, quello del “Fusse che fusse la vorta ’bbona”, invita a “non perdersi mai in un bicchier d’acqua a meno che non sia Idrolitina”. Lo sfida la bella e pimpante Delia Scala con il suo “Acqua in bocca… ma che sia preparata con le polveri Idriz!”. A casa mia va forte l’Idrolitina con le sue due bustine…
La mamma mette la bottiglia nella ghiacciaia, per tenerla al fresco insieme alla birra. La birra è quella svizzera, papà manda me a comperarla a Chiasso dal “Mascetti”, il bar appena dopo la dogana. Ci sono due tipi di birra, chiara e scura, papà vuole quella scura. La nostra ghiacciaia campeggia in cucina. È una grossa scatola di legno marrone con rifiniture metalliche il cui interno è costituito da due contenitori, quello inferiore per il cibo da conservare, quello superiore per il ghiaccio. Sopra la ghiacciaia il pesta-bistecche. È, questo, un “barlafuso” quasi miracoloso. Il miracolo è che con un paio di colpi ben assestati la mini-bistecca, quelle rare volte che compare in tavola, si ingrandisce fino a coprire tutto il piatto, aiutata anche dall’impanatura croccante in cui la mamma la avvolge.
Ma torniamo alle melagrane. Papà ha perso la mamma e due fratelli durante la guerra. Il suo paese, Castelforte, appena sotto l’abbazia di Monte Cassino, durante il criminale bombardamento dell’abbazia è stato praticamente distrutto.
Tra le moltissime vittime anche mia nonna e due zii. Al paese sono rimasti il nonno e una zia, sorella di papà. Ogni anno mio papà va a Castelforte per trascorrere qualche giorno con loro. Mette nella valigia i sigari svizzeri preferiti dal nonno, qualche tavoletta di cioccolato per i nipotini, un pacchetto di dadi di pollo e di manzo, un paio di pacchetti di cacao, uno con stagnola oro, l’altro con la stagnola argento, due bustine di caffè, una stecca di sigarette per il marito della sorella.
Vi racconto un fatto a proposito dei dadi svizzeri. Un giorno, tornando da Chiasso dalla casa del mio amico Ruggero, davanti alla dogana vedo un carretto tipo quello dei gelatai ambulanti, sul quale sono appoggiati due pentoloni. Una signora con un copricapo da cuoca invita i passanti ad assaggiare il contenuto. Si tratta di brodo, uno di pollo e l’altro di manzo…
Io odio semplicemente il brodo, eppure lo bevo (è gratis) e mi prendo anche due pacchetti di dadi, uno di manzo e l’altro di pollo, in regalo. Non è fatto straordinario; avviene spesso che attraversando la dogana si venga omaggiati di qualcosa: di solito pacchettini di sigarette (le prime e per fortuna uniche tirate le ho fatte in quelle occasioni), più spesso piccole confezioni di cioccolatini (vere squisitezze sempre gratis).
Torna felice mio papà da Castelforte. Racconta del nonno, di sua sorella, del paese pieno di macerie. Baci e abbracci va bene, ma la mia attenzione e quella della mia sorellina Mariuccia sono tutte per la sua valigia. Sembra scoppiare tant’è piena. Una cinghia opportuna ne impedisce l’apertura. Papà l’appoggia sul tavolo della cucina, slaccia la cinghia, fa scattare la serratura e, ben piegato e avvolto nella carta, spunta un abito nuovo che papà ogni anno si fa confezionare dal sarto del paese perché lì tutto costa meno e per di più il sarto, un amico d’infanzia, gli fa lo sconto…
Il tavolo si riempie di mozzarelle, pipe di legno, olive nerissime, noci, mandorle, mandarini… tutta una serie di primizie di Castelforte. Mariuccia e io aspettiamo occhi spalancati e bocca aperta impazienti, ed ecco finalmente spuntare le melagrane. Ne sento ancora oggi il profumo, respiro l’aria di attesa, la sorpresa…
Le melagrane, i loro acini rossi, avvolti da quella pellicina amara, le ho ancora qui nel palato e anche nel cuore. Paola, la mia cara Paola, oggi mi ha fatto un bellissimo regalo. Lei forse non lo sa, io invece lo so, e come se lo so! Grazie Paola.

Nella foto:
I frutti delle melagrane: piccoli acini rossi dal gusto agro-dolce. Per alcuni sono un’autentica ghiottoneria

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