Ecotassa sui frontalieri

Il presidente della Lega dei Ticinesi chiede 1.100 franchi a ogni lavoratore
Tassare i frontalieri. Ecco la soluzione per rimpolpare le casse del Canton Ticino. Parola di Giuliano “nano” Bignasca, leader indiscusso della Lega dei Ticinesi.
In tempi di recessione economica, nessuno riesce a salvarsi. E così, anche nella precisa Svizzera, i conti non sempre tornano. Tra i 26 cantoni elvetici, il Ticino è tra quelli messi peggio, dati alla mano. Cosa fare allora per riempire i forzieri sempre più vuoti? Tassare gli italiani, ovviamente. O meglio: far pagare una gabella, salatissima, ai frontalieri
 che ogni giorno oltrepassano la dogana. La proposta, corredata da numeri e cifre, arriva da Giuliano Bignasca, capo della Lega dei Ticinesi che martedì sera, durante una trasmissione alla tv svizzera, è partito all’attacco. Nel mirino, appunto, i lavoratori di confine.
«Prevediamo per i frontalieri una tassa ecologica». La proposta era già stata presentata nei giorni scorsi sul “Mattino”, il giornale dei Bignasca, dal direttore del dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi, uno dei due esponenti leghisti al Consiglio di Stato. «Una ecotassa sui frontalieri, in modo da bilanciare il carico ambientale generato e non certamente coperto dalle imposte prelevate alla fonte, di cui il 38.8% viene versato ai Comuni di frontiera. Oppure agire sul piano legale» aveva scritto Gobbi.
«I frontalieri sono circa 55mila – ha tuonato Bignasca – Bene. Dobbiamo stabilire per ciascuno di loro il pagamento di una somma pari a 1.100 franchi annui».
Traducendo: circa 900 euro a persona. «Basta fare un semplice conteggio per rendersi conto di come, con questa tassa, ogni anno si potrebbero incamerare ben 60 milioni di franchi», sbotta Bignasca. Una somma sostanziosa che andrebbe ovviamente ripartita in modo adeguato. «Il 45% di questa cifra sarebbe da destinare al Cantone. Il restante andrebbe invece suddiviso tra i vari Comuni – spiega il leader della Lega dei Ticinesi – Solo a Lugano, sono 11mila i frontalieri impiegati in città. Vanno tassati».
Una proposta che non deve fermarsi neanche davanti a possibili ostacoli normativi. «Se a livello cantonale un simile intervento, allo stato attuale dei fatti, non dovesse essere ipotizzabile, c’è solo una soluzione – prosegue Bignasca – Cambiare le normative e renderlo possibile. È inutile parlare in continuazione di deficit cantonale e di una nuova e più efficace politica fiscale se poi, davanti alle soluzioni, non si interviene con decisione».
Colpire gli italiani dunque per frenare il tasso di disoccupazione.
«O facciamo qualcosa oppure la realtà non potrà che essere sempre più nera. Oggi abbiamo ben 12mila disoccupati. Numeri preoccupanti», conclude Bignasca.
Il leader della Lega dei Ticinesi non è nuovo a simili uscite anti-italiane. Tanto che il partito guidato dal “Nano” negli ultimi anni ha visto aumentare il suo consenso grazie alle numerose campagne anti-frontalieri, anti-euro e anti-immigrazione. Pochi mesi fa venne presentato anche un ipotetico piano di allargamento del Ticino alle province del Nord lombardo. L’idea era quella di includere innanzitutto la Valtellina, punto di partenza per l’espansione, e poi procedere anche con Como, Varese, Lecco fino a includere la provincia di Verbano-Cusio-Ossola. Sempre Bignasca propose – per cercare di limitare la criminalità transfrontaliera, causata da soggetti in arrivo dall’Italia – di innalzare un bel muro tra i due Stati. Ora è il turno delle auto dei frontalieri che varcano il confine e inquinano il Ticino.

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Il Nano. Giuliano Bignasca, detto “Nano”, è il presidente della Lega dei Ticinesi da lui stesso fondata e proprietario del giornale “Il Mattino della domenica”

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