Elisabetta dà voce al mistero e alla purezza scegliendo l’astrazione

alt Pittrici lariane
(f.ros.) Un artista, quando è autentico, vive una perenne metamorfosi, ossia matura nel tempo: modifica, come tutti, la propria visione della vita e anche il modo in cui guarda alla natura e al mondo attraverso l’arte. Capita anche alla comasca Elisabetta Trombello, che nell’attuale fase del suo percorso artistico sta realizzando opere che aderiscono a una nuova dimensione pittorica, più orientata a negare la figurazione. Quasi un omaggio a un territorio che ha fatto dell’Astrattismo, in chiave

geometrica, una delle proprie voci più autorevoli nel secolo scorso. Infatti le più recenti opere di Elisabetta, esposte fino a metà mese nella “Temporary Gallery” di via Varesina 279 a Como, sono la dimostrazione ufficiale del suo abbandono del figurativo.
«In questi ultimi anni mi sono sempre più accostata all’astratto e all’arte informale – dice l’artista lariana – attraverso una lenta, ma costante, ricerca del movimento come forma di bellezza e di equilibrio».
Il suo desiderio ora è arrivare a dar voce all’essenzialità attraverso linee pure. «Ho cercato di creare l’armonia tra semplici linee e sfumature di colore – spiega Trombello – con effetti cromatici che credo siano di grande impatto visivo».
La pittrice ha sempre utilizzato materiali innovativi con tecniche originali che le hanno concesso di esprimere al meglio la propria creatività. «Oggi le mie tele sono pervase di mistero, simboleggiato da lacerazioni, strappi, antichi muri che, scrostati, lasciano intravvedere e intuire, in parti nascoste, i nostri sogni e i desideri più intimi. Il pittore olandese Piet Mondrian predicava che l’arte non è la natura, e che quello che conta è esprimere la nostra commozione di fronte alla bellezza come sintesi dell’equilibrio».

Nella foto:
Elisabetta Trombello nel suo atelier

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