Emergenza Coronavirus: ora i sindaci chiedono anche l’Esercito per allestire posti di blocco sulle strade

Coronavirus, controlli esercito a Como

A Roma, il sindaco Virginia Raggi ha firmato una specifica ordinanza. Le pattuglie della polizia locale svolgono posti di blocco dalle 7 alle 13 e dalle 14 alle 20. «I veicoli devono essere tutti accodati e sottoposti al controllo, la eventuale fila di vetture deve interrompersi solo in presenza di evidente situazione di pericolosità per la sicurezza della circolazione», si legge nel dispositivo. Anche così si combattono le pericolose abitudini di chi si ostina a ignorare il divieto di uscire di casa per non accrescere il rischio dei contagi da Coronavirus.
«In caso di giustificazione non valida allo spostamento, il cittadino sarà denunciato», si legge sempre nell’ordinanza. Si tratta di un dispositivo che potrebbe essere replicato anche sul Lario? Purtroppo gli organici delle polizie locali del territorio non hanno i numeri della Capitale. Se però arrivasse un ulteriore aiuto dall’Esercito?
Ecco così che sul progetto di posti di blocco e checkpoint arriva un coro unanime dei sindaci delle cinque città più grandi e popolose della provincia di Como: il capoluogo, Cantù, Mariano Comense, Olgiate Comasco ed Erba.
«Certo che sarei favorevole – dice il sindaco di Como, Mario Landriscina – Già l’esito dei controlli attuali ne dimostra l’efficacia e il grande lavoro di coordinamento in atto tra tutte le forze di polizia. Se dovesse esserci la disponibilità di ulteriore personale dell’Esercito sarei sicuramente favorevole. Certo, dovrebbero accompagnare le forze dell’ordine nei servizi, perché oggi non è possibile che il checkpoint sia realizzato solo da militari, ma sarebbe anche questo un forte deterrente. Ne abbiamo parlato anche oggi nel consueto appuntamento in conference con i sindaci dei comuni capoluogo, l’Anci e l’Upl».
«Sono assolutamente favorevole – fa eco a Landriscina, Alice Galbiati, sindaco di Cantù – anzi, vorrei i controlli a tappeto fin da ora. Vedo ancora troppe persone in giro, troppe auto. Serve un giro di vite. Non posso chiedere di più agli agenti della nostra polizia locale, che già stanno facendo miracoli. Un compito simile dovrebbe essere affidato all’Esercito, sull’impiego del quale sarei completamente d’accordo».
«Noi abbiamo dieci agenti di polizia locale – dice Giovanni Alberti, sindaco di Mariano Comense – ogni giorno dobbiamo citofonare a 65 cittadini in quarantena, controllare i negozi, fare le verifiche su spostamenti e pedoni, garantire le urgenze. Siamo al limite. Ci serve una mano. Ci serve l’esercito: bene i controlli a tappeto. Anche domani. Anche ora. Subito. Sarebbero assolutamente efficaci, pure come deterrente: vedere un posto di blocco con i militari ha un certo impatto».
«Ben vengano l’Esercito e i posti di blocco – aggiunge il sindaco di Olgiate Comasco, Simone Moretti – Abbiamo bisogno di qualcuno che possa dare un po’ di ossigeno alla nostra polizia locale da anni sotto organico. A Olgiate abbiamo 70 chilometri di strada. Possiamo fare 2 posti di blocco con la nostra polizia locale, ma lo stesso personale deve controllare e assistere le famiglie in quarantena e ogni giorno abbiamo una famiglia in più da seguire».
«Sono d’accordo – dice Veronica Airoldi, sindaco di Erba – può funzionare. Ovviamente non se ne potrebbe occupare la polizia locale. Quando Fontana parla dell’esercito, credo si riferisca a qualcosa di simile. Detto questo, abbiamo bisogno anche che il governo centrale dia messaggi chiari, stringenti e non interpretabili: basta “se”, “ma”, eccezioni e concessioni. Tutti a casa e tutto chiuso, fatte salve le attività di primarie necessità». Ieri il sindaco di Erba ha anche inviato una lettera al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte nella quale chiede la «chiusura immediata di tutte le attività» economiche, non economiche, pubbliche o private.
L’altra lettera
Alcuni primi cittadini e medici del territorio lariano in questi giorni stanno valutando anche un altro documento. Si tratta della lettera proposta dal sindaco di Asso, Giovanni Erba, riguardo le difficoltà incontrate in questi giorni dai primi cittadini e dai medici di medicina generale. Il documento denuncia anche il difetto di comunicazione da parte di Ats Insubria e della Prefettura di Como riguardo i casi di contagi positivi sul territorio. Le comunicazioni di casi positivi giungono ai sindaci solo dopo giorni, denunciano i firmatari.

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