Eppure sul Lario gli eventi dedicati allo scienziato erano grandiosi

 

altTra il 1899 e il 1927 la memoria di Alessandro Volta  fu onorata in città

C’è stato un tempo in cui Como si ricordava e celebrava alla grande Alessandro Volta, ricordando i suoi anniversari più importanti. Situazioni ed eventi di grande rilievo; non come, accade oggi, una città che tutt’al più spera di vivere di rendita sul suo grande cittadino che, nel 1799, inventò la pila.
Eppure Como seppe “pensare in grande” per le celebrazioni del 1899 (Esposizione Voltiana nel primo

centenario dall’invenzione della pila) e del 1927 (edificazione del Tempio e del Faro voltiani, convegno dei Nobel per il primo centenario dalla scomparsa dello scienziato).
Nel 1899 l’evento fu grandioso con la presenza di numerose aziende, non solo italiane, con grandi nomi dell’epoca, e con l’inaugurazione affidata a Vittorio Emanuele I (il 20 maggio). Il luogo scelto fu la zona dove ora si trovano i giardini a lago e lo stadio Sinigaglia. Oltre ai cimeli voltiani – come racconta il sito www.alessandrovolta.info – si potevano trovare motori e generatori elettrici, mostre dedicate al mondo serico, ai mobili di Cantù, alla floricoltura e a tutte le aziende locali.
Un evento che purtroppo è passato alla storia per il rovinoso incendio che bruciò tutto nel mese di luglio di quell’anno. Ma dopo soli quaranta giorni – anche se in formato ridotto – l’esposizione fu riaperta, sempre in città: un exploit dovuto agli industriali lariani dell’epoca che non ebbero dubbi nel mettere subito mano al portafogli.
La seconda Esposizione Voltiana si svolse nel 1927, con un Comitato d’onore che ebbe come presidente Benito Mussolini e presidente onorario Guglielmo Marconi. In questo caso, la manifestazione fu ospitata a Villa Olmo con tre settori che furono valorizzati: seta, comunicazioni ed industrie idroelettriche. Tra gli eventi organizzati per l’occasione, il Convegno mondiale del Telegrafisti. Al congresso dei fisici presero parte ben dodici premi Nobel. L’inaugurazione fu fatta dal Re Vittorio Emanuele III. Tra i visitatori di primo piano, anche Benito Mussolini e il maresciallo Piero Badoglio. Ospiti arrivarono da tutto il mondo e i consensi furono unanimi. E, legati a quella Esposizione, tra il 1927 e il 1928 furono costruiti il Faro di Brunate e il Tempio Voltiano.
Un paio di anni prima, con Decreto reale di Vittorio Emanuele III del 27 febbraio 1925, la tomba di Alessandro Volta era stata dichiarata monumento nazionale.
Per la celebrazione successiva si arriva al dopoguerra. Nel 1945 (200 anni dalla nascita di Volta), ovviamente, tutto fu in tono minore, visto che la Seconda Guerra Mondiale era appena terminata. Nel 1949 (150 anni dall’invenzione della pila), fu organizzata la “Mostra di elettricità applicata” (la location prescelta fu, ancora una volta, Villa Olmo).
I settori erano illuminazioni e segnalazioni, case e alberghi, giocattoli e divertimenti, telecomunicazioni. Alcide De Gasperi, presidente del consiglio, fu l’ospite più illustre. E, anche in questo caso, non mancarono convegni e ospiti di livello mondiale, oltre alle ultime novità proposte dalle più grandi industrie del nostro Paese in quello che era un periodo di rinascita dopo le disgrazie della Guerra.
Il Broletto fu invece la sede, nel 1977 (150 anni dalla morte di Volta), di una esposizione curata dall’Enel e chiamata “Energia elettrica: dalla Pila di Volta ad oggi”. Una sezione raccontava la storia del’elettrologia prima dell’invenzione dello scienziato comasco, poi c’era un omaggio a Volta, seguito dall’evoluzione tra XIX e XX secolo. Non mancarono, come consuetudine, convegni di alto livello.
Quella del 1977 rimane, di fatto, l’ultima mostra che la città ha dedicato ad Alessandro Volta. Nel 1995 (250 anni dalla nascita) furono curate una serie di iniziative, un documentario in videocassetta, una esposizione di documenti, una mostra di apparecchi e alcuni convegni. Tutto lontano dalle precedenti iniziative che erano di ben altro spessore.
Un discorso che si è ripetuto, tra gli anni 1999 e 2000, per il bicentenario della pila, con una serie di manifestazioni (convegni, mostre e pubblicazioni) e qualcosa di buono, come la nuova illuminazione di piazza Volta. Fece discutere anche la scenografia di Porta Torre, curata dall’artista Mario Merz. Proprio il nostro giornale, all’epoca, scrisse: «È necessario riflettere sull’effettivo impegno del Lario nel valorizzare il suo figlio più illustre – furono le parole del giornalista Lorenzo Morandotti – Nel programma ufficiale delle celebrazioni per il bicentenario dell’invenzione voltiana, pur ricco d’iniziative, è infatti mancato un “grande evento” che divulgasse l’opera dello scienziato in modo autorevole e soprattutto efficace». Una storia che sembra perpetuarsi anche in questi anni.

Massimo Moscardi

Nella foto:
Sopra, l’installazione di Mario Merz a Porta Torre che tanto fece discutere in occasione delle Celebrazioni Voltiane organizzate in città tra 1999 e 2000 (archivio Corriere di Como-Maurizio Riva)

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