Ercole Ferrata, ambasciatore del Lario in Europa

Il Chiostro di Sant'Abbondio università dell'Insubria di Como

Omaggio al grande scultore Ercole Ferrata (1610-1686), che partito da Pellio conquistò l’Europa con la sua arte ed è tra i maggiori esponenti del barocco romano. Un artista che ancor oggi lascia il segno, considerando che la sua Sant’Agnese sul rogo scolpita per la chiesa di Sant’Agnese in Agone a Roma è servita da ispirazione per la cosiddetta Madonna con la pistola, il famoso stencil realizzato dal famoso quanto misterioso street artist inglese Banksy in piazza dei Gerolamini a Napoli.
Domani alle 17 nell’aula S.1.3 dell’Università dell’Insubria si tornerà a parlare di Ferrata grazie all’Appacuvi, la benemerita Associazione per la Protezione del Patrimonio Artistico e Culturale della Valle Intelvi che ebbe tra i suoi sostenitori la famosa docente dell’Università di Pavia e intelvese di origine Maria Corti. L’occasione è la pubblicazione in volume degli atti del convegno su Ferrata che si tenne il 3 e 4 febbraio 2011 a Villa Gallia e Palazzo Volpi. Il titolo del convegno è lo stesso dell’evento di domani all’Insubria che vede protagonisti il professor Andrea Spiriti e la professoressa Laura Facchin ossia Ercole Ferrata (1610-1686) da Pellio all’Europa. Proprio Spiriti ebbe il compito di presiedere quel convegno i cui atti escono ora in volume. Il motivo di questo faro puntato nuovamente sul maestro di Pellio come spiega Spiriti «è certo la grandezza di Ferrata, la sua alta qualità scultorea; e ovviamente la sua origine lacuale, il tenace rapporto con la natìa Pellio Inferiore, la rete di parentele a cominciare dal nesso fortissimo con gli Orsolino di Ramponio». Ma c’è un’altra ragione: «Formatosi con Tomaso Orsolino, Ferrata è in grado di dialogare con ambienti culturali complessi (Pavia, Napoli, Roma, indirettamente Wroclaw e Lima) e di vasto respiro, rapportandosi ad Algardi e più ancora a Bernini come artista formato e consapevole, che offre una partnership leale. È ancora una volta il modello lacuale di ditta a prevalere, in parallelo non a caso con le vicende di Ercole Antonio Raggi da Vico Morcote, a riprova ennesima, oltretutto, che il confine politico fra Svizzera e Stato di Milano contasse, a fini artistici, meno di niente. Ferrata grande scultore, dunque, ma anche grande lacuale: in grado cioè di trasmettere non solo un linguaggio formale ed una padronanza tecnica di somma qualità, ma anche un modus operandi di assoluta tipicità; ponendosi quindi a tappa di un cammino più che millenario caratteristico dei figli dei laghi».
Sopra, Angelo di Ferrata nella cappella di Sant’Elisabetta nella cattedrale di Breslavia. A sinistra, il San Tommaso dell’artista di Pellio nella chiesa di Santa Maria la Nova a Napoli

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