Esautorazioni, opere d’arte, il muro: fotoromanzo paratie

Come è cambiato l’intervento
Viaggio in tre (brevi) tappe sugli stravolgimenti e i pasticci del cantiere-calvario
Esautorazioni, varianti progettuali, opere d’arte svanite nel nulla. E il muro. Anche soltanto ripercorrendo a grandi linee la storia recente del progetto delle paratie, e del relativo cantiere, si ha la sensazione di leggere un romanzo. Avvincente e drammatico.
Alcune tappe essenziali meritano di essere ricordate, almeno per capire quanto è mutata l’opera.
Una domanda chiave, per esempio, riguarda il passaggio del timone dal trio di progettisti originari (Majone-Conti-Terragni) al tandem
tecnico dei dirigenti comunali Antonio Viola-Antonio Ferro. Accadde tutto nel 2004, quando improvvisamente il sindaco di allora, Stefano Bruni, revocò la direzione lavori ai progettisti esterni. Non è mai stato chiarito se quell’atto d’imperio derivò anche da dubbi di natura tecnica, ma la motivazione ufficiale fu economica: assumendo la direzione interna, Palazzo Cernezzi risparmiò almeno una parte dei 900mila euro destinati ai professionisti esterni.
Altra questione: come si arrivò – o almeno, quali furono le premesse, per arrivare – al celeberrimo muro sul lungolago? Una su tutte, forse dimenticata dai più. In origine, infatti, proprio sul primo lotto del cantiere, il progetto prevedeva l’inserimento di paratie automatiche nel bel mezzo di una scultura di Francesco Somaini. Una soluzione all’avanguardia e di forte impronta artistica. Cancellata, ovviamente, per una questione di costi: l’opera dello scultore comasco sarebbe costata, da sola, 500mila euro. Di fatto, venne poi sostituita dal muro. Più economico, ma forse non proprio migliore.
In ultimo, l’aspetto delle varianti progettuali. Riassumibili così: il progetto originario prevedeva una nuova passeggiata da viale Geno ai giardini a lago, tecnologiche paratie automatiche a scomparsa su entrambi i lotti e una scenografica maxi-barriera immersa nel lago davanti a piazza Cavour. Inoltre – altro fiore all’occhiello degli elaborati di inizio avventura – sotto il nuovo lungolago avrebbero trovato spazio due speciali vasche di laminazione dell’acqua, utili a rigettare nel lago acqua sempre pulita. Ebbene, ad oggi le paratie automatiche sono scomparse, al loro posto sarebbero teoricamente previste decine di panconi da installare a mano sul parapetto della passeggiata per frenare l’eventuale esondazione, la paratia immersa davanti a piazza Cavour sarà (forse) realizzata a terra, e le vasche nel sottosuolo sono finite sul banco degli imputati per i cedimenti dei terreni, tanto che potrebbe esserne realizzata una sola. Sempre che, un giorno, il cantiere riparta.

Nella foto:
Il famigerato muro

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