ESCLUSIVO – Fallimento del Casinò di Campione. I tre curatori “cancellano” debiti per oltre 8,3 milioni di euro

Comune di Campione d'Italia, Casinò

I creditori accertati sono per il momento 212 Depositato ieri lo stato passivo della casa da gioco

I primi numeri parlano da soli: 212 creditori, 73,119 milioni di euro di debiti accertati e 8,332 milioni di euro di debiti “cancellati”.

Il fallimento della società di gestione del Casinò di Campione è racchiuso, al momento, in queste cifre. Le stesse che i curatori fallimentari nominati dal Tribunale di Como alla fine dello scorso mese di luglio – Elisabetta Brugnoni, Sandro Litigio e Giulia Pusterla – hanno elencato nella proposta di stato passivo consegnata ieri al giudice delegato Alessandro Petronzi. Un voluminoso plico di 43 pagine dal quale emergono ora molte storie e non poche sorprese.

Le storie sono quelle di chi al Casinò ha lavorato per anni e alla fine si è visto crollare il mondo addosso. Le sorprese sono invece relative ai tanti creditori che rischiano di perdere una montagna di soldi.

Le sorprese
Cominciamo proprio dalle sorprese. La prima, e forse più clamorosa, è la proposta dei curatori di non ammettere al privilegio i crediti vantati dal Comune di Campione d’Italia: 20,357 milioni di euro che sono stati dirottati al chirografo e potrebbero quindi non rientrare mai nelle casse del municipio. La motivazione di questa decisione è spiegata nel documento: «il mancato incasso da parte del Comune del credito derivante dagli oneri convenzionali è assimilabile a un finanziamento reso dal socio in un momento in cui sussisteva una situazione finanziaria della società partecipata nella quale sarebbe stato ragionevole un conferimento». In pratica, se è vero che il Comune aveva diritto a riscuotere le quote degli incassi della casa da gioco sulla base della convenzione stipulata tra ente locale e società, è altrettanto vero che queste stesse quote erano un «finanziamento al socio», giustificabile sin quando le cose andavano bene.

Una lettura, questa proposta dai curatori fallimentari, che aprirà sicuramente una disputa legale gigantesca. Il ricorso del Comune sarà inevitabile.

La seconda sorpresa arriva dalla casella riguardante il creditore più importante della società fallita: la Banca Popolare di Sondrio. L’istituto di credito valtellinese ha chiesto di potersi insinuare per 36,789 milioni di euro. I curatori hanno proposto al giudice di ammettere un credito di 35,979 milioni ma soltanto al chirografo.

Questo significa che i soldi prestati alla società di gestione del Casinò non erano coperti da ipoteche né garantiti in altro modo. Una situazione che forse nessuno aveva previsto.

Terza sorpresa, anch’essa inattesa. L’ex amministratore delegato della casa da gioco, Carlo Pagan, che aveva chiuso il suo rapporto di lavoro con Campione dopo l’arrivo in municipio della nuova giunta guidata da Roberto Salmoiraghi, vanta tuttora un credito di 198mila euro che i curatori hanno ammesso al privilegio.

Ciò fa pensare che non tutta la liquidazione sia stata pagata a Pagan nel momento in cui questi ha lasciato il suo incarico di dirigente.

Non è una sorpresa – forse – che il terzo maggior creditore della casa da gioco sia l’Agenzia delle Entrate che ha chiesto di essere ammesso al fallimento (e al privilegio) per oltre 12 milioni di euro. Anche in questo caso, i curatori hanno risposto picche, concedendo al Fisco soltanto poco più della metà di quanto preteso (6,6 milioni) e addirittura proponendo al giudice delegato di non accogliere richieste di crediti per oltre 5 milioni. Facile immaginare che anche in questo caso scatteranno inevitabili i ricorsi.

Le storie

Le storie raccontate da questa montagna di debiti sono riferite a nomi e situazioni particolari.

Spulciando nella proposta di stato passivo si scopre, ad esempio, che il Casinò non pagava cash gli alberghi. Quelli italiani e quelli svizzeri. Così, Emin Pacolli – il miliardario di origini kosovare proprietario del Diamond di Vico Morcote, rischia di perdere 443.780 euro: il suo credito è stato infatti ammesso soltanto al chirografo. Così come al chirografo sono finiti i crediti vantati da un altro notissimo albergo di Lugano, lo Splendide (oltre 224mila euro) e dalla società milanese Demahotel (più di 425mila euro).

Tra i maggiori creditori di un Casinò, strano a dirsi, ci sono anche le grandi aziende di gioco online. La Igt, ad esempio, società che in Italia controlla il marchio Lottomatica: la casa da gioco dell’enclave è sua debitrice per 1,32 milioni di euro. Sempre al chirografo. E sempre con poche speranze di poter onorare anche soltanto parte di quanto dovuto.

Il prossimo 28 gennaio si terrà in Tribunale l’udienza in cui il giudice delegato deciderà se accettare o meno le proposte depositate ieri dai tre curatori fallimentari. I creditori hanno 15 giorni di tempo per inviare le loro eventuali controdeduzioni.

Dopo l’udienza sarà fissato un’ulteriore scadenza per le domande cosiddette tardive. Che saranno però anche le più importanti, dato che conterranno le richieste dei quasi 500 dipendenti licenziati il 31 dicembre. Tutti da ammettere al privilegio. E ai quali si dovranno pagare stipendi arretrati e liquidazioni.

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