ESCLUSIVO – «Soldi e garanzie per vendere Cantù». Dopo lungo tempo esce allo scoperto il patron Dmitry Gerasimenko. L’intervista

Dmitry Gerasimenko al Forum di Assago

Dmitry Gerasimenko esce allo scoperto. Dopo lungo tempo il proprietario della Pallacanestro Cantù torna a parlare a tutto campo della sua squadra e, soprattutto, delle trattative di vendita. «Appena qualcuno mi dimostra davvero di poter prendere il controllo della società la vendo immediatamente. Ma deve darmi le necessarie garanzie per il futuro e per la continuità del club».
L’offerta di Tic
«Ho ricevuto una lettera da un gruppo chiamato Tic, Tutti Insieme Cantù (si tratta della cordata americana supportata da un gruppo di imprenditori brianzoli che fanno capo, appunto, a Tic, ndr). Mi hanno offerto zero euro per le quote del club e 400mila euro per il palazzetto da pagare in otto anni. La struttura non mi ha convinto e ho rifiutato».
«Io voglio cedere a chi ha soldi, capacità progettuale, rispetto per la storia e la capacità di mantenere il rispetto degli accordi con le necessarie garanzie».
L’offerta svizzera
«C’è poi una seconda proposta dalla Svizzera. Non ho raccolto informazioni si questo gruppo. Mi hanno offerto 300mila euro per il palazzetto. A loro ho chiesto come mai volessero acquistare il club, su quali basi, e se fossero capaci di guidare una società di basket senza esperienza e conoscenza. Per il palazzetto ho speso una cifra ben più alta. Mi chiedo se l’intenzione di questi interlocutori sia quella di gestire il club o soltanto acquisire la proprietà. Per la gestione non mi sembra abbiano esperienza e mi chiedo come possano sviluppare il club e farlo crescere».
Il patron perentorio
«Quello che interessa a me è il futuro del club perché è parte della mia vita, della mia anima del mio cuore. L’obiettivo è salvarlo. Io sono disposto a darlo a zero euro; sento dire che è pieno di debiti, ma la cosa non risponde al vero. Servono i soldi per la gestione e per pagare gli stipendi. Chi lo vuole ne deve preservare la storia. Non voglio persone che uccidano la Pallacanestro Cantù o sconosciuti a cui poco importa, in realtà, di un progetto nel basket».
«Se ci sono dei soldi, che vengano messi sul tavolo non per me, ma per il club – aggiunge Gerasimenko – Io voglio garanzie per il futuro, anche regalando la società. Ma non voglio che vada a finire che dopo aver acquisito il club tutto vada a finire male. Chiedo rispetto anche per il progetto del palazzetto, che deve andare avanti, perché è una pietra miliare nella storia del basket canturino e non solo».
I rapporti con il territorio
«La Brianza purtroppo non mi è stata molto vicina, a parte qualche gentleman, che mi ha dato una mano. Poche brave persone. Ma per il resto ho avuto soprattutto richieste di biglietti gratuiti per seguire le partite nei settori più prestigiosi del palazzetto di Desio. Il basket è uno spettacolo, se vai al cinema, paghi il biglietto, invece a Cantù le richieste sono soprattutto per avere i biglietti gratis».
«Come possiamo stare sul mercato in questa situazione? Malgrado tutto sto andando avanti e in classifica lottiamo con squadre che hanno milioni di budget, ben più importanti del nostro».
Gerasimenko non nasconde la sua delusione. «Non ho avuto nemmeno un grazie. Ho dovuto diminuire continuamente il budget, purtroppo. Ma ho messo milioni e non ho avuto rispetto nei miei confronti. Con pochi sponsor come è possibile andare avanti contando solo sulla vendita dei biglietti, visto che peraltro le persone vogliono pure entrare gratis al palazzetto? La prima volta che sono venuto al Pianella a vedere Cantù ho pagato il biglietto».
La vicenda Pashutin
Non manca una battuta sull’addio a sorpresa di coach Evgeny Pashutin. C’è anche chi ha dato al patron la colpa per la fuga in Russia. «Mi ha chiamato dall’aereo e mi ha detto che stava andando in Russia e che aveva deciso così. Che cosa potevo fare? Ne ho presto atto. Eppure ho letto che la colpa era tutta mia».

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