Esposta l’immagine del Crocifisso miracoloso. Come nelle guerre la città chiede la sua protezione

Chiesa del Crocifisso Como (viale Varese), gigantografia esterna del crocifisso

Come in occasione della Prima e Seconda Guerra Mondiale, in questa fase di emergenza per il Coronavirus la città di Como chiede protezione al suo Crocifisso miracoloso. Dal giorno 19, festa di San Giuseppe, sul portone centrale della Basilica di viale Varese di Como è stata infatti esposta una gigantografia che lo rappresenta.
È una immagine che era stata realizzata in occasione della visita di papa Giovanni Paolo II sul Lario nel maggio del 1996 che fu vista dal pontefice nel passaggio da viale Varese.
La rettoria del Santuario, affidata ai padri Somaschi, ha deciso di esporre la gigantografia per tutta la durata dell’epidemia di Coronavirus: ancora una volta la città e la Diocesi di Como si affidano al Crocifisso – come ha fatto il vescovo Oscar Cantoni nella messa della seconda domenica di Quaresima – per implorare protezione dalla malattia e la vicinanza a chi sta soffrendo.
Una forte devozione che arriva dal 1529, quando al ponte di San Bartolomeo il tocco del Crocifisso spezzò un anello della catena che impediva il passaggio della processione del Giovedì Santo. Episodio ricordato nella chiesa di San Bartolomeo al cui esterno figura appunto l’anello del miracolo. Al Crocifisso sono stati attribuiti molteplici fatti miracolosi. Tra questi, il fatto che al termine della Seconda Guerra Mondiale, la città uscì indenne dai bombardamenti. Nel 1943, i comaschi, sfidando il freddo di gennaio e la minaccia di un’incursione aerea, lo portarono in processione. In seguito alla grazia ricevuta la città preparò come ex voto un diadema regale, con cui il 17 giugno del 1945 il Crocifisso venne incoronato dall’arcivescovo di Milano, Ildefonso Schuster.

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