Eugenio Borgna e le parole che ci salvano

Arcobaleno Brianza

“Addio alle parole impazzite, torna la voglia di parole vere” ha scritto Gianantonio Stella sul Corriere della Sera, auspicando “il recupero, dopo tanto cicaleccio e disprezzo delle competenze, del peso delle cose da dire”.
Ma quali parole pronunciare, oggi, per arrivare al cuore degli altri e di noi stessi? Le risposte le dà Eugenio Borgna nel saggio Le parole che ci salvano. Classe 1930, Borgna è uno spirito eclettico: primario emerito di Psichiatria dell’Ospedale Maggiore di Novara e libero docente in Clinica delle malattie nervose e mentali presso l’Università di Milano, scrittore, filosofo, divulgatore. Per cogliere la straordinarietà del personaggio c’è l’appena pubblicato Il fiume della vita. Una storia interiore, in cui racconta quasi novant’anni di esistenza da quando, bambino, dopo l’8 settembre, cercava rifugio dalle incursioni dei soldati tedeschi.
La fragilità, l’interiorità, la relazione con l’altro sono temi da sempre a lui cari che ha trattato in innumerevoli e illuminanti saggi.
Riflettendo sulla malattia e sull’esperienza dello sradicamento se si è in ospedale, profeticamente, scrive : “Sono cose, queste, alle quali è possibile pensare solo se ci ricordiamo che la malattia, talora anche una semplice influenza, cambia il nostro modo di essere nel mondo: cambiamo noi, e cambiano le attese e le speranze che sono in noi. Se abbiamo conosciuto la malattia, e se l’abbiamo rivissuta in noi, queste cose ci saranno chiare; e comprenderemo che la sofferenza passa, ma non passa mai l’avere sofferto”.
Le parole “che ci salvano” di Borgna, rilette in questi giorni, sono scialuppe in un mare in tempesta, gettano ponti invisibili verso destini comuni. Mai come ora abbiamo bisogno di trovare le parole giuste per sostenere la fragilità. Per creare relazioni vere. Eugenio Borgna in queste pagine ci indica una via per entrare realmente in contatto con gli altri. Per fare in modo che le parole non cadano nel vuoto e che anche la comunicazione non sia un gesto tra tanti, ma un gesto di cura. Pratiche che mai come oggi sono necessarie e urgenti.
Altro prezioso libro di Borgna è L’arcobaleno sul ruscello in cui lo psichiatra fa riferimento alla “responsabilità del volto altrui”: quella che ci dovrebbe indurre a tenere conto, nel momento in cui parliamo, o ascoltiamo, dell’espressione dei volti e degli sguardi, del sorriso e delle lacrime, delle attese e delle speranze. Anche attraverso un telefono o una chat.

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