Essere digitali non sempre paga

opinioni e commenti di lorenzo morandotti

di Lorenzo Morandotti

Ha perfettamente ragione il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia Alessandro Galimberti quando ricorda che il male viene da lontano: non si sono messi i paletti a Internet venti e più anni fa, quando si riteneva la vasta prateria digitale un baluardo della democrazia e del libero pensiero, ed eccoci ora a piangere miseria se non colpevoli lacrime di coccodrillo sulla morte per fame del diritto d’autore che mette in forse il destino di tante famiglie.

Forse non tutto è perduto, forse nei meandri di qualche laboratorio informatico un sistema anticopia per prodotti dell’ingegno (musica, immagini, scritti) a prova di pirata prima o poi verrà inventato. Io intanto nel mio   piccolo coltivo sogni di scrittura letteraria lontano dalla galassia digitale. Per fortuna gli editori che hanno concesso di far gemere i torchi come usava dire un tempo con le parole uscite dal mio cervello si sono ben guardati dal proporre i libri a loro volta usciti dal loro sforzo economico in versione diversa da quella cartacea.

Potete ordinare i miei libri online, certo, ma li trovate solo come brevi estratti citati qua e là o come copertine che io stesso pubblico volentieri. I 25 – o nel mio caso forse solo 2,5 – lettori di manzoniana memoria  il frusciare silenzioso delle pagine di carta se lo devono sudare con fatica analogica, consumando le scarpe per andare in biblioteca  o in libreria o per raggiungere la cassetta della posta.

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