Estate a Como, affondo di Gaddi: «La peggiore mai vissuta qui»

Sergio Gaddi #iorestoacasa

«La peggiore estate che Como abbia mai vissuto». Non ha dubbi l’ex assessore alla Cultura e al Turismo di Palazzo Cernezzi, Sergio Gaddi.
Il commercialista comasco, noto ormai in tutta Italia come curatore di mostre d’arte, consulente di progetti culturali, divulgatore e personaggio televisivo, non individua la colpa dell’estate nera della cultura e del turismo comasco nella pandemia planetaria, bensì nella scarsa volontà dimostrata dall’amministrazione Landriscina.
«Possiamo prendere in giro i cittadini fin che vogliamo, ma basta guardare cosa hanno fatto durante l’estate altre città, piccole e grandi, perfino borghi insignificanti rispetto al calendario degli appuntamenti di Como per rendersi conto del nulla cosmico. Anche una tragedia così grande come la pandemia non è sufficiente per mascherare quella che appare radicale incapacità», tuona Gaddi.
«Fa male sapere che invece, dal punto di vista economico, il Comune di Como non abbia mai avuto a disposizione risorse come in questo momento – sottolinea Gaddi – Tanti turisti sono comunque venuti a Como e sul lago. Tutti i cittadini avevano grandi aspettative dopo il periodo di lockdown. Invece nulla. Mentre c’era la possibilità di inventarsi centinaia di cose all’aperto, o anche solo di copiare momenti di svago in sicurezza che comaschi e turisti avrebbero meritato e hanno desiderato invano. Eventi che hanno reso invece più gradevoli nelle scorse settimane anche i comuni più infimi d’Italia».
«La cosa che continuo a non comprendere, la madre di tutte le colpe, credo sia dimenticarsi e voler sempre cancellare il passato. Il lavoro di chi ti ha preceduto chissà perché deve essere stravolto – dice ancora Sergio Gaddi – Io credo di aver dimostrato nei miei mandati che si possa fare qualcosa a Como per arte, spettacoli e cultura. Di aver fatto vedere anche come si fa. Sarebbe bastato copiare, anche male, per evitare queste figure imbarazzanti».
Riguardo al triplice cambio della figura di assessore alla Cultura nel giro di pochi mesi, per Gaddi si tratta sempre di un sintomo di cattiva amministrazione. Nessuna clemenza, anche se l’attuale titolare delle deleghe, Livia Cioffi, fa parte dello stesso partito, Forza Italia, che ha visto in Gaddi per tanti anni un esponente di spicco.
«L’appartenenza a un partito conta sempre meno – dice – Sono i singoli che fanno la differenza, sempre. Credo che tutti i singoli scelti per questo ruolo siano privi delle qualità necessarie. C’è pure chi ha provato a scaricare le colpe sui dipendenti e sui dirigenti. Spero che i cittadini non credano a queste affermazioni. La struttura è la stessa che con me faceva un evento al giorno, tutte le sere d’estate con il pubblico entusiasta. Il vero freno oggi sono gli assessori. La politica deve dare indicazioni, invece non lo fa e così anche la struttura rimane inerme».

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1 Commento

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    Geltrude , 7 Settembre 2020 @ 0:19

    Sicuramente anche la politica ha le sue colpe ma a scuola mi hanno insegnato che la struttura dello stato é fatta in modo che anche una “capra” possa essere messa nella condizione di fare il ministro (peraltro ne abbiamo degli evidenti esempi) quindi a meno che l’assessore non abbia detto alla sua dirigente “quest’estate di eventi a Como non ne vogliamo” mi chiedo come sia possibile che quelli che in comune ci lavorano (pagati da noi) non siano stati in grado di concludere l’iter di un bando nei termini di legge 45gg.

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