EVITIAMO IL RISCHIO DEL CIRCO BARNUM

di MARIO GUIDOTTI

L’esperienza spirituale di Maccio
Il rischio c’è, ed è grande. La chiesa di Maccio potrebbe diventare un’attrazione a metà tra il mistico e il turistico. In una nazione dove Avetrana, Cogne, Garlasco sono riferimento per pullman turistici, figuratevi se Villa Guardia, in scia di Civitavecchia ( ricordate la Madonnina?) non sarà oggetto di orde di curiosi. Viviamo una società che, anche per il trascinamento dei media, tende a volersi confrontare direttamente con gli eventi forti che le vengono proposti. E quindi diventa molto
importante come le vengono proposti, la responsabilità dei mezzi di informazione.
Diamo pertanto alle notizie il peso giusto, non enfatizziamole, non graviamole di significati e di simboli che non appartengono loro. Per i fatti di Maccio non si può al momento andare oltre la “singolare esperienza spirituale”. Nient’altro. Aggiungeremmo “personale”. Il termine miracolo è improprio anche se la gente lo aspetta, lo cerca, lo vuole. Perché in fondo ne ha un grande bisogno. Ma si deve scrivere e riportare quello che realmente succede, o quello che la gente desidera che succeda?
La Chiesa, anche forte della propria esperienza plurisecolare, è sempre più prudente di tutti. Ricordate un anno fa il presunto miracolo della bimba di Carlazzo di ritorno da Lourdes? Ci fu grandissima prudenza anche in quell’occasione da parte delle autorità ecclesiastiche. Nonostante in fondo la Chiesa stessa avrebbe un bisogno enorme di miracoli, per riempire le proprie chiese, per rendere più partecipate le proprie messe. Ma il rischio Circo Barnum, il rischio happening al santuario per la curiosità sarebbe peggio, sarebbe un boomerang per la Chiesa stessa, che magari farebbe il botto mediatico ma non aggiungerebbe un solo credente alla propria comunità.
La voce di guarigioni miracolose, poi, è veramente preoccupante. Speriamo di non rischiare una fila di malati gravi che si avviano al santuario spinti da desideri di guarigione.
Vogliamo pensare al vero miracolo come a qualcosa di intimo, personalissimo, fisico o spirituale che esso sia, ma non pubblicizzato, non spettacolarizzato, perché il termine immediatamente successivo sarebbe strumentalizzato.
Quindi, nessuna macchina della verità, nessun processo pubblico, nessuna diagnosi clinica per il mistico di Maccio; il desiderio è al contrario quello di ricondurre il tutto a esperienza intima, privatissima. Perché non vogliamo credere a nessun eletto, a nessun privilegiato, bensì ci piace pensare che ciascuno di noi possa trovare un contatto personale con Dio secondo il proprio sentire.

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