Fallimento del Calcio Como, in 5 scelgono di patteggiare

Lo stadio Sinigaglia visto dal Monumento ai Caduti
Lo stadio Sinigaglia visto dal Monumento ai Caduti
Lo stadio Sinigaglia visto dal Monumento ai Caduti

Cinque richieste di patteggiamento già formalizzate davanti al giudice dell’udienza preliminare con l’accordo del pm Pasquale Addesso. Una posizione ancora da definire ma che farà senza dubbio richiesta di un rito alternativo. Due indagati che invece non scelgono strade diverse da quella di sfidare un eventuale rinvio a giudizio.
Si è conclusa così, ieri mattina, la prima udienza relativa al fascicolo sul fallimento del Calcio Como all’epoca del presidente Pietro Porro. I cinque che hanno già formalizzato le istanze di patteggiamento hanno anche messo sul piatto del fallimento 730 mila euro tra contante, assegni circolari e cambiali, oltre alla rinuncia di altri 600 mila euro (603 mila per la precisione) come creditori privilegiati della vecchia società di calcio della città. Le pene patteggiate hanno infine toccato un totale di quasi 8 anni.
Nell’ordine, l’ex presidente Pietro Porro ha raggiunto l’accordo con il pm per patteggiare 2 anni di pena con 400 mila euro in assegni circolari e la rinuncia a 240 mila euro di crediti privilegiati; il vicepresidente Flavio Foti patteggerà 1 anno e 6 mesi risarcendo 170 mila euro e rinunciando a 350 mila euro di crediti privilegiati; il consigliere Fabio Bruni ha raggiunto l’accordo a 1 anno e 4 mesi (70 mila euro verranno restituiti e ci sono anche 13 mila euro di rinuncia ai crediti privilegiati); Stefano Roda, presidente della S3c che deteneva il 99% delle quote del Calcio Como patteggerà 1 anno e 8 mesi versando 90 mila euro; Guido Geri, presidente della S3c nel periodo dal 28 novembre 2011 all’8 aprile 2013, si è riservato di scegliere il rito alternativo mentre Franco Pagani, sindaco unico della S3c, ha raggiunto l’accordo a 1 anno.
Nessuna volontà di patteggiare e nemmeno di chiedere l’Abbreviato per i due professionisti, i commercialisti Giovanni Puntello e Fabrizio Milesi, che dunque “sfideranno” l’eventuale rinvio a giudizio di fronte al giudice.
L’udienza è poi stata rinviata, per dirimere tutte le questioni ancora in sospeso, al 18 ottobre con una ulteriore data fissata per il 17 gennaio.
Le carte sono rimaste sostanzialmente le stesse che a inizio maggio portarono alla chiusura delle indagini preliminari sul fallimento del Calcio Como, società cittadina che aveva chiuso i battenti con la sentenza del giudice Marco Mancini del 21 luglio 2016. Otto le persone finite nella lente del magistrato.
Per la Procura si tratterebbe di un crac causato dalla «distrazione e dissipazione» del patrimonio della società. Ruotano attorno a queste contestazioni la cessione del centro sportivo di Orsenigo e la compravendita del marchio del Calcio Como.
Nel mirino anche la protrazione dell’attività dopo aver azzerato il patrimonio sociale e nonostante la presenza di uno stato conclamato di insolvenza già al 30 giugno 2013, aggravando così il dissesto di altri 2 milioni e 600mila euro. Ai commercialisti viene invece contestata la presunta consapevolezza delle fatture per operazioni inesistenti scambiate tra il Calcio Como e la S3c.
M.Pv.

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