Festival dell’Economia, il direttore scientifico Tito Boeri: «Sono già venti le candidature»

Tito Boeri

L’edizione numero sedici si è svolta dal 3 al 6 giugno scorsi a Trento. La prossima? Forse a Como? Il Lario ci crede.
Il direttore scientifico del Festival dell’Economia Tito Boeri, alla guida dell’Inps dal 2014 al 2019 e professore ordinario di economia del lavoro e delle risorse umane all’Università Bocconi, è già al lavoro su una nuova manifestazione per i primi di giugno del prossimo anno, dopo che la giunta provinciale trentina in quota Lega ha preferito accordare l’organizzazione della kermesse al “Sole 24 Ore”.

«Ci sono già venti candidature, alcune ufficiali e altre ufficiose. Tra quelle pubblicamente note Torino, Camogli, Verbania e Bari», dice Boeri, che al festival invita cattedratici e premi Nobel di chiarissima fama a parlare di temi di attualità nel dibattito economico. E come detto e come il “Corriere di Como” ha documentato, anche il Lario è della partita: si sono detti favorevoli a ospitare il festival Camera di Commercio, Unindustria, Lariofiere, Villa Erba e Fondazione Volta oltre al Comune e alla Provincia di Como.

«Conosco bene Como, ha una buona università e questo sarebbe di grande aiuto come supporto operativo per il festival – dice Boeri, che è anche appassionato di ciclismo ed è stato in visita al Museo del Ghisallo con Francesco Moser – Confermo che siamo intenzionati a proseguire nonostante l’amaro in bocca che ci ha lasciato la decisione della giunta trentina. Abbiamo avuto un fiume di proposte alternative, da grandi città come da centri medi e piccoli, e questo ci conferma che su tutto il territorio nazionale c’è fortissima voglia di informazione qualificata e autorevole sui temi economici. Che sono complessi da spiegare, ma che riguardano tutti. La gente lo sa e vuole capirli a fondo, con contributi di esperti indipendenti e slegati dalla politica. L’economia è fondamentale e per capirla occorrono gli strumenti giusti e noi vogliamo continuare a rispondere a queste esigenze forti».

Il candidato ideale per ospitare il festival che caratteristiche dovrà avere? «Direi l’accessibilità ai centri dove si svolgono i dibattiti, e Como è in buona posizione, e direi altrettanto per la capacità ricettive visto che il nostro festival ha bisogno di strutture alberghiere. Teniamo il festival ai primi di giugno perché così i nostri ospiti sono svincolati da impegni accademici. Teniamo molti eventi in contemporanea, per cui la città ospite dovrebbe garantire più sale vicine le une dalle altre per permettere al pubblico di spostarsi a piedi».

Quindi Boeri sarebbe orientato a un festival in una sola città, e non diffuso sul territorio come prospettato da molti operatori comaschi. Aspetto assolutamente non secondario è, Boeri lo ribadisce, l’Università: «Ha un ruolo importante per il festival, per dare supporto agli studiosi ospiti, che vengono da da tutto il mondo, per preparare ad esempio introduzioni alle loro presentazioni che devono essere molto ben fatte: servono quindi dottorandi capaci di interagire con loro. L’Insubria potrebbe fornire buon supporto a tale riguardo».

Siamo in pole position, quindi? Calma: «Prenderemo in considerazione le varie candidature dopo le amministrative, perché molte delle proposte ci sono venute da sindaci che sono a fine mandato. Abbiamo già individuato il tema della prossima edizione ma vogliamo interloquire con amministratori nel pieno delle loro funzioni. Sarà fondamentale avere un interlocutore istituzionale, perché vogliamo che sia la città a impegnarsi. Il bello del festival è che ogni relatore tiene una vera e propria lezione in piazza, non sono dibattiti a più voci che rischiano di diventare superficiali o forum chiusi al pubblico ma momenti di condivisione che coinvolgono il pubblico, che poi si ferma a parlare con gli ospiti in giro per la città in modo molto informale. Un’interazione molto democratica».

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