Fidejussione del Como, il broker di nuovo nei guai

Indagato nel caso “De Tomaso”
Il nome del broker che si è occupato della fidejussione del Calcio Como rivelatasi poi falsa compare nell’inchiesta che poche ore fa ha portato all’arresto dell’amministratore delegato della casa automobilistica “De Tomaso”, accusato con il padre di aver utilizzato impropriamente circa 7,5 milioni di euro di soldi pubblici incassati per finanziare corsi di formazione.
Nell’indagine è coinvolto Ramon Rotini, il professionista balzato agli onori della cronaca a Como nel luglio
scorso, quando la società azzurra ha rischiato di essere esclusa dal campionato per aver depositato per l’iscrizione una fidejussione poi bocciata dalla Lega Pro. Della documentazione si era occupato proprio il broker che, per la cronaca, ha sempre difeso il proprio operato e respinto l’accusa di aver prodotto una certificazione fasulla.
Dal 13 luglio scorso, nell’ambito appunto dell’inchiesta sulla De Tomaso, Ramon Rotini è iscritto nel registro degli indagati, accusato di truffa ai danni dello Stato. «Confermo», si limita a dire il diretto interessato, che al momento non ha voluto rilasciare nessun’altra dichiarazione. Secondo quanto emerso dall’indagine condotta sulla casa automobilistica, il broker, con alcuni collaboratori, si sarebbe occupato proprio di una fidejussione che si sarebbe poi rivelata falsa.
La novità è inevitabilmente un elemento di interesse per il Calcio Como. Rotini è stato indagato proprio pochi giorni dopo l’esplosione del caso del “pasticcio fidejussione” della società azzurra. «Siamo stati truffati e come è noto stiamo procedendo per le vie legali – dice Daniele Brunati, portavoce del Calcio Como – Attendiamo con fiducia l’esito del lavoro della magistratura che deve verificare la situazione di chi si è occupato della fidejussione. Valuteremo i passi da fare alla luce di questa notizia che credo sia un’ulteriore riprova della buona fede della società. I professionisti ai quali ci siamo rivolti si erano presentati con tutte le credenziali e la società non aveva ragione di dubitare».

Anna Campaniello

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