Filtri magici per le sofferenze d’amore: chiuse le indagini su mamma e figlia

Tribunale di Como, palazzo di giustizia

Il contatto avveniva prima via social network, poi, solo in un secondo momento, con il telefono.
La donna, una 37enne di Vigevano, si spacciava per cartomante e si faceva chiamare “Maga Marina”, anche se di nome faceva Veronica. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri di Albate in mesi di indagini, sarebbe riuscita però ad acquistare credito nei confronti della vittima prescelta, una comasca in crisi per motivi sentimentali. «La persona che ami è interessata a un’altra donna, ma con il mio intervento riuscirò ad allontanare la tua rivale».
Una promessa pagata profumatamente. In un lasso di tempo assai ristretto, dal 13 agosto al 1° settembre 2017, la cartomante si sarebbe fatta consegnare prima 19.566 euro (versati a più riprese su una carta Postepay) poi, in concorso con la madre e il compagno di lei (rispettivamente di 62 e 52 anni), altri 20.992 euro per allontanare il malocchio che – a dire della maga – avrebbe portato la comasca a una morte imminente.
La Procura di Como – pm Giuseppe Rose – ha chiuso le indagini in queste settimane notificando le accuse ai legali dei tre indagati che ora avranno tre settimane di tempo per replicare e cercare di convincere l’accusa a non chiedere il rinvio a giudizio.
Tra le contestazioni c’è anche quella di estorsione per la madre e la figlia. Sempre secondo quanto ricostruito dai carabinieri di Albate e dalla Procura di Como, le due donne avrebbero chiesto ulteriori 3.000 euro a saldo delle prestazioni già erogate dietro alla minaccia di non diffondere in rete foto della vittima senza veli che in precedenza si erano fatti consegnare per altre presunte esigenze. «Mi devi dare il mio saldo altrimenti le tue foto le mando a lui… non lo ripeto più», intendendo l’uomo di cui la donna si era invaghita. E ancora: «Ma cosa fai? Mi prendi in giro? Sappi che mi sto arrabbiando sul serio».
I carabinieri, nel corso delle indagini, sarebbero riusciti a recuperare una somma che si aggirerebbe intorno ai 40mila euro.
Ora, come detto, la palla passa alla difesa che dovrà decidere come rispondere a quanto contestato dal pm. Solo in seguito la Procura deciderà se chiedere o meno il rinvio a giudizio.

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