Fiscalità dei frontalieri, no di Salvini. L’accordo del 2015 rimane al momento sulla carta

Matteo Salvini in piazza Verdi a Como

Fare in fretta, ma nemmeno troppo. In prossimità del voto europeo riemerge la questione dell’accordo tra Italia e Svizzera sulla modifica del regime fiscale dei frontalieri.
Berna continua a chiedere che l’intesa siglata a Milano nel febbraio 2015 tra i ministri dell’Economia di allora – Pier Carlo Padoan ed Eveline Widmer-Schlumpif – sia finalmente ratificata dal Parlamento italiano. Roma nicchia, prende tempo. Il governo gialloverde, sin dal suo insediamento (anzi ancora prima, dalla stessa campagna elettorale condotta nel 2018 dai due partiti oggi alleati), ha sempre detto che l’accordo sulla revisione del sistema di doppia imposizione penalizza troppo i frontalieri. Motivo per cui l’intesa di 4 anni fa non può essere accolta dalle Camera.
Venerdì scorso, incontrando la stampa estera a Milano in vista della manifestazione del fronte sovranista, Matteo Salvini ha ribadito il concetto in forma chiara.
Ne ha dato notizia ieri il “Corriere del Ticino”, il cui inviato ha posto al nostro ministro dell’Interno una domanda specifica sul tema. «L’accordo sui frontalieri è uno dei temi sui quali mi auguro si possa fare più in fretta» ha detto Salvini, aggiungendo come fosse «comprensibile l’esigenza della Svizzera che vuole firmarlo».
L’Italia, però, ha spiegato Salvini, deve «tutelare la previdenza e il risparmio dei lavoratori italiani».
Un modo per dire che l’accordo del 2015 non piace ed è destinato a rimanere nel freezer.
Una posizione, quella del leader della Lega, che non sorprende. Nemmeno gli svizzeri, convinti ormai da tempo che l’intesa di Milano non troverà mai applicazione, nonostante le loro pressioni esercitate a ogni livello.

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