Fisioterapisti laureati in Svizzera. Il Consiglio di Stato: titoli validi. La sentenza sul caso di un giovane di Lipomo

Palazzo Spada Consiglio di Stato Roma

L’Italia riconosca i titoli di studio universitari conseguiti in Svizzera e rilasciati dagli atenei dell’Unione Europea.
Il Consiglio di Stato – nella foto la sede, Palazzo Spada a Roma – ha dato ancora una volta ragione a uno dei molti fisioterapisti che negli anni scorsi, anche per evitare la tagliola del numero chiuso, si erano iscritti ad esempio alla Ludes di Lugano o ad altre facoltà per conseguire il diploma di laurea.
Il ministero della Salute ha più volte negato il riconoscimento del titolo di fisioterapista così conseguito e almeno 200 sono stati i ricorsi al Tribunale amministrativo della capitale contro questa decisione.
Il Tar del Lazio – competente per territorio, avendo il ministero della Salute sede a Roma – ha respinto in numerose occasioni le tesi del dicastero della Salute ribadendo che è permesso a una università dell’Unione Europea di svolgere i relativi corsi in lingua italiana sul territorio svizzero.
I vari pronunciamenti del Tar non sono tuttavia bastati al ministero che ha sollevato nuove obiezioni in appello davanti al Consiglio di Stato.
Ma una sentenza dei giudici di appello, pochi giorni fa, ha ancora una volta dato ragione a chi ha studiato in Svizzera e si è laureato in un ateneo di un Paese della Ue.
Il caso riguarda un giovane di Lipomo che, dopo aver frequentato i corsi della Ludes di Lugano ed essersi laureato alla Semmelweis University di Budapest, si era visto rifiutare da parte del ministero della Salute il rilascio della Epc, la European Professional Card.
Dopo aver ottenuto una prima volta ragione davanti al Tar, il giovane comasco ha vinto pure in secondo grado. Il Consiglio di Stato ha infatti rigettato il ricorso del ministero contro la sentenza di primo grado.
L’avvocato Bruno Santamaria, legale del fisioterapista lariano, ha inviato al ministero una formale diffida e messa in mora affinché vengano completate le procedure di riconoscimento del titolo di laurea, anticipando anche la richiesta di risarcimento del danno. «Se il dicastero della Salute continuerà a ritardare l’adempimento delle sentenze del giudice amministrativo – ha detto Santamaria – non solo sarà censurato in sede giudiziaria ma si esporrà a dover pagare i danni. Questi fisioterapisti hanno ottenuto una sentenza ormai passata in giudicato, hanno il pieno diritto di poter vedere completato il loro iter e dare così avvio quanto prima all’attività lavorativa in Italia».
Un altro giovane assistito di Santamaria, laureato in fisioterapia a Chiasso, ha ottenuto di recente un’ordinanza del Consiglio di Stato che impone al ministero il rilascio della tessera europea per poter lavorare in Italia. Il professionista sostiene di aver già perso svariate attività di lavoro. E con il suo legale ha chiesto a Palazzo Spada di valutare la nomina di un commissario ad acta il quale faccia rispettare la sentenza al posto del ministero che si rifiuta di rilasciare la tessera europea, nonostante l’ordinanza del giudice.

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