Flop di Villa Olmo, minoranza all’attacco Butti e Molteni criticano Luigi Cavadini

altEventi e polemiche
«Scuse ridicole». «Subito una riflessione sulle mostre nella dimora a lago»

Non si placano le polemiche sui numeri dell’ ultima mostra di Villa Olmo snocciolati in commissione Cultura dall’assessore Luigi Cavadini. La chiusura con un rosso di 218mila euro della “Città Nuova: oltre Sant’Elia, cento anni di visioni urbane” ha scatenato le reazioni dell’opposizione.
Ma dai banchi della minoranza si criticano duramente anche le parole utilizzate dall’assessore per giustificare il flop di ingressi all’esposizione di Villa Olmo.
«A tutto avrei pensato, ma

di certo non mi sarei mai immaginato di vedere l’assessore Cavadini rilasciare dichiarazioni e affermazioni sconcertanti nella prima audizione in commissione Cultura», attacca il consigliere del gruppo misto Fratelli d’Italia, Marco Butti.
«Quello che ho potuto ascoltare dai video della seduta ha dell’incredibile – aggiunge – l’assessore dapprima ha ammesso di aver sbagliato la comunicazione, in secondo luogo ha accusato i giornalisti di non aver dato una copertura adeguata all’evento».
«Che tristezza, assessore – critica il consigliere di Fratelli d’Italia – eviti almeno di prendere in giro se stesso. Ha sbagliato la comunicazione nonostante io sia stato il primo a evidenziarle le criticità prima ancora dell’inizio della kermesse: ha proseguito a testa bassa, con tanto masochismo, senza apportare modifiche nonostante le reiterate critiche».
Al consigliere Marco Butti non è piaciuta poi la tattica di Cavadini di trovare a tutti i costi un capro espiatorio, i giornalisti, in questo caso.
«Quanto all’attacco ai giornalisti siamo al ridicolo: i quotidiani locali – sottolinea ancora Butti – hanno dato un’ampia copertura all’evento, cercando peraltro di comunicarlo e promuoverlo nonostante fosse una mostra decisamente difficile».
Butti attacca infine lo storico dell’arte Marco De Michelis, che ha curato l’allestimento della “Città Nuova” e criticato nei giorni scorsi proprio su queste colonne la mostra di Monet a Pavia.
«In ultimo, rilancio la provocazione di non procedere al pagamento delle prestazioni al curatore della kermesse di Villa Olmo – aggiunge – non soltanto per il pessimo risultato ottenuto, ma anche per il pessimo gusto con il quale si è prodigato in commenti verso manifestazioni ospitate in altre città, senza fare alcuna riflessione sulle motivazioni che hanno portato la sua creatura a registrare un evidente flop».
Sulla stessa linea di Butti anche il capogruppo della lista “Per Como”, Mario Molteni, che tra l’altro appartiene alla categoria dei giornalisti, essendo da vent’anni iscritto all’albo dei pubblicisti per il suo impegno di radiocronista sportivo.
«È talmente evidente il flop della mostra, evidenziato dall’assenza dei visitatori, che adesso è inutile andare a cercare delle scuse campate per aria», dice Molteni.
«Quindi secondo Cavadini il successo delle altre mostre è stato solo merito dei giornalisti? Ma fatemi il piacere».
«I giornalisti fanno il loro lavoro. Non c’entra niente la categoria sull’esito della mostra, o quantomeno non in una misura tale da decretare un successo o un flop».
Molteni non se la sente però di “distruggere” la mostra su Sant’Elia.
«Non entro nel merito tecnico e artistico perché non ho le competenze – dice – Di certo non era un’esposizione facile, ma adesso va fatta una riflessione sull’esito».
«Un mese e mezzo fa la giunta ha deciso di vendere le farmacie – spiega Molteni – per fare cassa, per dare il pane a chi ha fame. Mi spiace, ma non si buttano via i soldi neanche per la cultura. Certi errori non sono giustificabili soprattutto con l’attuale situazione economica. Non si possono cercare scuse».
Molteni è convinto che la macchina si debba fermare adesso, prima che venga progettata la seconda mostra dell’era Cavadini-De Michelis.
«Se fare mostre a Villa Olmo ha questi costi, si devono proporre progetti che raggiungano il pareggio di bilancio – conclude Mario Molteni – La cultura è importante e non deve fare utili, ma a Como c’è gente che aspetta una casa popolare e noi non possiamo ristrutturare le case comunali».

P.An.

Nella foto:
Marco Butti

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