Forno crematorio, l’impianto di Chiasso è off limits

Un'immagine del forno crematorio di Como

Forno crematorio chiuso dal 2016, incertezza sul luogo dove costruire, se mai accadrà, un nuovo impianto e, nel frattempo, trasferte sempre più costose e lontane per i comaschi che devono cremare i loro cari. E che purtroppo non possono più utilizzare, come avveniva in passato, il forno crematorio di Chiasso.
Il lungo peregrinare per riuscire a dare l’estremo saluto ai defunti, in assenza ormai dal 2016 di un forno operativo in città, aveva infatti spinto molti comaschi a utilizzare l’impianto di Chiasso. Ma ormai da diversi mesi tutto ciò non è più possibile.
La segnalazione di un intoppo burocratico risale all’estate scorsa ma ad oggi nulla è cambiato nonostante l’assessore ai Cimiteri di Palazzo Cernezzi, Francesco Pettignano, avesse garantito di effettuare una verifica. Ma ecco che cosa è successo: nel cimitero della cittadina d’oltreconfine, a pochi minuti da Como, è attivo da più di un anno un nuovo impianto, gestito dall’Associazione Ticinese di Cremazione, un ente senza scopo di lucro che si occupa dell’intera procedura. Da mesi però, apparentemente senza una spiegazione, il Comune di Como rende difficile se non impossibile questa soluzione chiedendo, secondo quanto denunciato dall’Associazione ticinese, il passaporto mortuario, un documento che non è necessario in base agli accordi bilaterali e che allunga i tempi per poter procedere alla cremazione, creando gravi disagi alle famiglie e facendo in molti casi desistere le persone. E ad oggi nulla è cambiato. «Non abbiamo più avuto notizie da Como ma da quello che sappiamo attraverso le pompe funebri nulla è mutato e il Comune esige che si faccia il passaporto mortuario anche se non c’è la necessità secondo gli accordi bilaterali – spiega l’amministratore delegato Giorgio Valsangiacomo – È chiaro che la nostra associazione, che lavora a scopo non di lucro, non cerca “clienti” e quindi non vogliamo interferire con le decisioni di Como. Detto ciò, restiamo a disposizione per dare una mano in caso di necessità».
In un anno, al cimitero di Chiasso sono state effettuate 800 cremazioni, delle quali circa 150 di defunti italiani. Il costo, per tutti, italiani e svizzeri, è di 800 franchi. L’Associazione ticinese di cremazione ha segnalato il problema al Consiglio di Stato del Canton Ticino per chiedere un possibile intervento. Da Como, nel frattempo, tutto tace e i cittadini sono sempre più spesso costretti a trasferte, da Biella a Varese fino a Trecate.

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