Frode fiscale sulla vendita delle auto usate. Il giro d’affari era di 15 milioni di euro

Como Tribunale Palazzo di giustizia

Alla fine erano tutti contenti: il compratore, che acquistava auto di grande pregio a prezzi più bassi rispetto al mercato; il venditore, che ne traeva a sua volta un utile tra il soldi sborsati per l’acquisto e quelli poi intascati nella vendita. Una “felicità” che non vedeva la partecipazione dello Stato, cui non veniva corrisposta l’Iva. La guardia di finanza di Menaggio, con una operazione eseguita ieri mattina, ha notificato ordinanze di custodia cautelare nei confronti di cinque persone accusate di emissione di fatture false e, in alcuni casi, anche di irregolarità nella dichiarazione dei redditi.
Le società coinvolte sono la S&B Auto, con sede legale a Milano e sede operativa a Porlezza, l’Officina S&B, con sede legale a Grandola ed Uniti e sede operativa a Carlazzo e la Lm Auto, con sede legale a Monza e attività a Guanzate.
Le fiamme gialle ritengono di aver portato alla luce un giro d’affari nascosto di circa 15 milioni di euro, con un’evasione da oltre 3 milioni di euro, ricostruito grazie a una complessa indagine iniziata nel 2015. Sono centinaia le macchine vendute dagli arrestati.
Gli acquirenti erano soprattutto giovani italiani, in particolare frontalieri, residenti nella zona del medio Lario e del Porlezzese.
Le auto vendute rientravano in una fascia di prezzo tra i 25mila e i 70mila euro, con picchi superiori a 100mila euro. Tra le macchine vendute una Porsche 911 S del 2017, valore di mercato superiore ai 124mila euro venduta a 117mila. Macchina che tuttavia era stata acquistata dalle società indagate (in Germania, senza Iva) a 97mila euro. Ecco perché tutti erano contenti: la società che ne traeva un utile di 20 mila euro e l’acquirente che si trovava la Porsche chiavi in mano con un risparmio di 7mila euro. Gli indagati, infatti, simulavano la vendita diretta dalla Germania all’acquirente finale, falsificando la fattura intestata correttamente dal venditore tedesco alle società coinvolte.
La frode si era poi evoluta con la costituzione, dopo il 2016, della Car Planet Sro, in Repubblica Ceca, una società solo virtuale utilizzata come schermo nel tentativo di scaricare su un gruppo di fatto inesistente la responsabilità dell’evasione dell’Iva.
Uno stratagemma che permetteva agli indagati di rivendere le auto – tutte sul mercato dell’usato – a prezzi imbattibili per tutti i concorrenti, distorcendo in tal modo il mercato automobilistico in danno degli operatori onesti.
Questa è – quantomeno – la tesi della Procura di Como e della guardia di finanza di Menaggio che hanno chiesto e ottenuto dal gip l’emissione dell’ordinanza di custodia cautelare.
L’accusa per tutti (in concorso) è quella di aver emesso fatture per operazioni inesistenti.
È stato contestualmente eseguito anche un sequestro per equivalente del valore di tre milioni di euro, pari dunque all’Iva che sarebbe stata evasa.
È stato calcolato che la maggior parte delle autovetture è stata venduta a un prezzo più basso – rispetto a quanto offerto dal mercato – da un minimo del 5% ad un massimo del 10%.

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